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“Nessun farmaco, nessuna terapia, nessun intervento è più potente ed efficace dell’alimentazione quotidiana per prevenire le malattie e mantenerci in salute”.



Filippo Ongaro nasce a Milano il 30 giugno del 1970 .....>>>>

LA SITUAZIONE DELLA MEDICINA OGGI
"... Allo stesso tempo, in una visione sempre più meccanicistica e riduzionista del sapere medico , frutto anche dei passi avanti compiuti in infettivologia, ogni malattia veniva vista come la conseguenza di una singola specifica causa. Come se ogni patologia dipendesse da un singolo bacillo che poteva essere curato da uno specifico farmaco o intervento. Questo modello, dimostratosi del tutto sbagliato per le malattie cronico-degenerative di oggi, è ancora quello dominante nella pratica medica e, cosa ancora più grave, nell'educazione universitaria.

Questa "involuzione" della medicina ha portato l'atto medico lontano dalla persona malata e direziona l'intero sforzo diagnostico e terapeutico verso il singolo organo che di volta in volta si ammala. Così ogni paziente viene letteralmente "dis-integrato", con uno specialista dedicato a ogni singolo organo coinvolto e nessuno in grado di vedere il quadro complessivo e di concentrarsi sulla rete di connessioni molecolari tra i diversi distretti, che è così fondamentale per la salute e la vita stessa. [...]Per fare sì che la gente impari a non ammalarsi, la medicina deve prima di tutto uscire dai propri territori tradizionali dove, protetta da camici e procedure, ha perso la capacità di dialogare con i pazienti e con essa la possibilità di fornire loro ciò di cui hanno davvero bisogno: una cultura della salute"

Filippo Ongaro - Mangia che ti passa


Il Metodo Ruffini è un trattamento dermatologico ad uso topico di Ipoclorito di Sodio (NaOCl) tra il 6% e il 12% ideato dal dott. Gilberto Ruffini, medico ematologo di Varese. Con questo trattamento è possibile curare o migliorare molte patologie dermatologiche.






Sito ufficiale http://www.metodoruffini.it/

Pagina FB gruppo Metodo Ruffini http://www.facebook.com/groups/metodoruffini/

Pagina FB Metodo Ruffini http://www.facebook.com/pages/Metodo-Ruffini-trattamento-dermatologico/208743455932691





Che cos’è il metodo Ruffini?
Un metodo innovativo che utilizza l’ipoclorito di sodio per curare diverse patologie

Come per ogni invenzione che si rispetti, all’origine del Metodo Ruffini c’è molto spesso una scoperta, più o meno casuale. La vicenda che portò il dottor Ruffini a osservare le reazioni dell’ipoclorito di sodio è ormai nota a tanti. Era il 1991, Ruffini, durante la sua attività di dentista, si trova a dovere disinfettare i canali dei denti di una paziente, la quale presentava anche delle afte in bocca. L’ipoclorito di sodio (o Candeggina) è un disinfettante comunemente utilizzato proprio in odontoiatria. Il caso volle che una goccia cadesse proprio su un’afta della donna, il miglioramento fu praticamente immediato, osservabile a occhio nudo.

Da medico ebbe quindi l’intuizione di ripetere l’applicazione ogni qualvolta ne avesse occasione, riscontrando sempre la stessa reazione positiva. Gilberto Ruffini poté notare che lo stesso effetto si registrava in molte altre situazioni, che ben presto superarono il numero di 100, raccogliendo una bibliografia di casi e testimonianze ricchissima, arrivando a definire la metodologia terapeutica che ne prende il nome. Nel 1996 depositò quindi il brevetto, ottenendone l’approvazione due anni più tardi.

Come è stato accolto il Metodo Ruffini dalla comunità medica?
In principio, il Metodo Ruffini è stato accolto con un sorriso sarcastico; tuttavia, ben presto, alcuni ricercatori, quantomeno in ambito accademico, si sono dovuti ricredere, potendone osservare al microscopio le reazioni e confermando quindi la validità delle intuizioni e delle tesi del dottor Ruffini. Del resto, sugli usi medici dell’ipoclorito di sodio, c’è una bibliografia ricchissima, con studi da tutto il mondo e che abbiamo in parte riportato in coda al libro.

Diversi medici, soprattutto medici di famiglia, dermatologi e chirurghi ospedalieri, hanno cominciato a farne uso e a consigliarlo ai propri pazienti, in particolare in caso di infezioni antibiotico-resistenti o virali, come i diversi tipi di herpes. Oggi anche alcuni ginecologi cominciano a ricorrere al metodo per combattere efficacemente la candida e perfino il papilloma virus.

Come funziona l'ipoclorito di sodio?

Abbiamo visto che il metodo si basa su un comune disinfettante, l’ipoclorito di sodio, ovvero il sale di sodio dell’acido ipocloroso, formula chimica NaOCl, diluito in acqua tra il 6 e il 12 per cento. Ma come agisce nel concreto?

Come spiega Gilberto Ruffini, il vero principio attivo del metodo è l’acido ipocloroso (HOCl), che si viene a formare per reazione quando l’ipoclorito di sodio entra in contatto con la membrana cellulare dell’agente patogeno.

Come nell’assalto a una città fortificata, scinde i legami idrogeno di alcuni componenti della membrana o parete cellulare e, disgregate le mura di cinta, ha campo libero nell’affrontare le altre componenti del microrganismo, distruggendone perfino il dna, senza lasciarvi quindi la possibilità di riformarsi. È questo il processo con cui l’ipoclorito elimina virus, batteri, protozoi e funghi. I tempi di applicazione variano in base al tipo di tessuto e al tipo di struttura dell’agente patogeno.

Nel caso dei parassiti la situazione cambia lievemente: trattandosi di esseri pluricellulari, l’acido ipocloroso non arriva a disfarli totalmente, ma li ‘soffoca’, venendo introdotto nell’organismo attraverso i pori di traspirazione o comunque per osmosi.
L’ipoclorito di sodio, come abbiamo detto, stimola anche la rigenerazione della matrice extracellulare, quindi della pelle, in caso di ustioni o ferite o altri danneggiamenti dell’epidermide, e riesce anche a neutralizzare l’effetto di veleni e sostanze urticanti, scongiurando in molti casi reazioni anafilattiche o comunque il dolore locale. Stiamo parlando di punture di api, vespe, calabroni, formiche, ragni, tarantole, processionarie, tracine, meduse, ortiche e altri animali o piante urticanti. In questi casi, se si applica in tempi brevissimi, entro 30 secondi, l’ipoclorito di sodio scatena una reazione chimica a catena che inibisce la sostanza. In altri casi, come per i morsi di serpenti velenosi, l’azione topica risulterebbe invece inefficace, se non per disinfettare la parte, perché il veleno viene iniettato dall’animale in profondità e quindi bisogna agire per via sistemica con l’antidoto adatto (
dal momento che l’ipoclorito non può essere né iniettato né bevuto).

Il Metodo Ruffini agisce anche nella disgregazione di batteri, virus, protozoi e funghi. Nel libro sono disegni originali, realizzati anni addietro da Paolo Ruffini sotto la guida attenta del padre. Per ogni agente patogeno vi sono tre schede grafiche: nella prima è descritto il microbo, virus, protozoo o miceto che sia; nella seconda sono elencate le fasi in cui si articola l’azione dell’ipoclorito di sodio; nella terza è riportata l’immagine di ciò che resta dopo.

fonte: scienza e conoscenza.it


Curarsi con la candeggina?
di Valerio Droga
2a edizione 9/2014
Formato 15x23 - Copertina Morbida - bianco e nero 260 pagine

Prezzo: € 24,50


Guida pratica al Metodo Ruffini per trattare oltre 100 patologie con meno di un euro
Il manuale ufficiale del Metodo Ruffini, trattamento dermatologico a uso topico di ipoclorito di sodio tra il 6 e il 12%. Una guida pratica per risolvere con semplicità e rapidità oltre cento problemi della pelle e delle mucose.

Curarsi con la candeggina? Togliamo subito il dubbio ed evitiamo gli equivoci: no, non ci si cura con la candeggina. Non ci dobbiamo immergere in vasche da bagno piene di varecchina o bere dal collo della bottiglia di disinfettante che teniamo sotto il lavandino. Ci si cura, e sotto controllo medico, con l'ipoclorito di sodio (che è, sì, parte del composto che costituisce la candeggina, ma non è la stessa cosa, e accantoniamo definitivamente la questione), che va opportunamente diluito.

Questo è il suggerimento offerto dal dott. Gilberto Ruffini, autore insieme a Valerio Droga, in questo interessantissimo manualetto di automedicazione (sempre meglio con l'assistenza del medico, però!).

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Mi occupo di Naturopatia e di formazione nel campo delle discipline bionaturali da oltre 20 anni.

Ho selezionato nel tempo le tecniche e gli approcci che ho verificato essere i più efficaci, e ho creato un sistema che si chiama Naturopatia Funzionale Integrata.
E' molto vicino a un rigore scientifico, perché sia proponibile a chiunque voglia avere cura della salute in modo naturale, in maniera verificabile e misurabile.

Il mio lavoro consiste nel fornire a ogni persona le indicazioni più adatte ed efficaci per ottimizzare la sua salute. Per questo
ho creato un sistema definito Naturopatia Funzionale Integrata®.


La luce è la nostra più importante fonte di energia, da cui dipende la vita sul nostro Pianeta. La luce del sole, fa parte dell’intero campo delle onde elettromagnetiche.





La verità passa attraverso 3 fasi:
dapprima viene ridicolizzata,
poi viene duramente attaccata,
ed infine viene accettata come ovvia
(Arthur Schopenhauer).



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YIN e YANG (sito interessante http://www.tatamido.it/yin_e_yang.html)

Domoterapia da "energie sottili" di R. Zamperini
Il tuo letto è al posto giusto?
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Leucemia ed elettrosmog
Regole prevenzione cellulare
Il bene e il male che mangiamo


Presso gli Orientali il Loto è espressione della perfezione e della purezza del sole, del cielo, della creazione, del passato, del presente e del futuro, ovvero, in una parola sola della vita stessa e di tutte le virtù ad essa, direttamente o indirettamente, riferibili. Per questo è considerato un fiore sacro, il fiore degli Dei. I Buddisti indiani rappresentano il seggio di Budda come forma allargata del fiore di loto.

Nella Grecia antica era il simbolo della bellezza e dell'eloquenza.
Nasce dal fango, senza esserne contaminato, rappresenta la purezza.
In Italia cresce in zone temperate; a Mantova, sul lago Superiore, cresce grazie ad una giovane laureata in Scienze Naturali Maria Pellegreffi, che, circa 60 anni fa, decise di piantarne lì alcuni esemplari, portando a Mantova dall' università di Parma, dove studiava, alcuni rizomi di Nelumbiom ottenuti da missionari italiani in Cina. 
Oggigiorno, il dono del fiore di Loto è un gesto per dichiarare grande ammirazione.

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