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Il cancro non è una malattia


Che il cancro non sia una malattia, nel significato che si dà a questa parola, lo diceva già il
Premio Nobel Rita Levi-Montalcini oltre cinquant’anni fa in una lettera scritta alla sorella.

TESTO DELLA LETTERA ALLA SORELLA
Prima di tutto il cancro non può essere definito come malattia. Almeno non nel senso che generalmente si dà al termine “malattia”, che significa un processo patologico, rapido o lento, reversibile o irreversibile dell’organismo, e non prende in considerazione le cause. […] Il cancro è la ribellione di una cellula (che moltiplicandosi ne genera milioni) alle leggi che regolano lo sviluppo e la vitalità di un organismo.
(cfr. Levi-Montalcini R: Lettera da S. Louis del 10 Marzo 1951, riportata in Cantico di una vita, Raffaello Cortina Ed., Milano 2000)


"Noi della Fondazione Pantellini siamo daccordo con Rita Levi Montalcini e con la sua lettera e sviluppando dal nostro punto di vista questo concetto, crediamo che il cancro sia un difetto di comunicazione cellulare attraverso il quale il DNA riceve delle informazioni (che a sua volta elabora e “misura”) che lo portano a creare delle modificazioni in alcune sequenze delle basi, che costituiscono i pioli della scala a chiocciola, cioè della sua struttura a doppia elica.

Naturalmente questo significherebbe che il DNA sia capace di interagire con l’ambiente citoplasmatico, superando (e vorremmo dire meglio, scardinando alla base) quello che viene ritenuto il “dogma centrale della Biologia Molecolare” introdotto oltre trent’anni fa dal Premio Nobel Francis Crick, secondo il quale il DNA lavora solo verso la sintesi delle proteine ma non può ricevere istruzioni od informazioni di qualsiasi tipo. Siamo profondamente convinti che in realtà le cose siano molto diverse (cfr. Paoli G: La via del sale. Scienza e Conoscenza, n.21, Luglio 2007).

Probabilmente per capire davvero cosa sia il cancro dovremmo ripensare e riapprofondire bene l’evoluzione della vita sul nostro pianeta, perché riteniamo che in qualche modo faccia parte di noi da sempre.

L’argomento è così vasto e complesso che non è certo sufficiente questa pagina sul nostro sito per poterla chiarire come vorremmo. Fra poco probabilmente potremmo essere in grado di curare una pubblicazione che possa dare ragione di tali riflessioni.

Naturalmente questa è una nostra chiave di lettura che offriamo alla discussione ed alla critica costruttiva e non ha in alcun modo la pretesa di essere la verità che, d’altra parte, nessuno ha: ciascuno concorre alla sua ricerca, e dovrebbe farlo sempre con la cosapevolezza che ciò che si ritiene vero possa essere poi superato da nuovi dati, nuove misure, nuove interpretazioni. Come diceva Mark Twain, il problema non viene tanto dalle cose che non conosciamo ma da quelle che crediamo vere e non lo sono".

Dal sito della Fondazione Pantellini


Negli ultimi 50-60 anni ci sono state, nell'alimentazione umana, trasformazioni importanti (purtroppo in negativo): la capacità nutritiva degli alimenti si è enormemente deteriorata, di pari passo con la progressiva degenerazione del terreno costituzionale degli individui.

Non c'è dubbio che anche solo fino a 30 anni fa il terreno costituzionale degli individui, cioè la loro capacità metabolica, immunitaria ed energetica, era certamente in condizione assai migliore di oggi.

Un dato estremamente indicativo:
le più recenti statistiche della OMS dicono che il contenuto medio di spermatozoi nello sperma dei maschi di oggi è pari circa al 30% dello sperma dei maschi di 100 anni fa.


Poiché lo sperma è ovviamente la parte energeticamente più vitale dell'organismo umano (anche perché deve contribuire a creare una nuova vita), il fatto che ci sia stata
una diminuzione del 70% ci dice che probabilmente una diminuzione di simili proporzioni si è verificata anche in rapporto al terreno costituzionale, cioè vitale ed energetico, degli esseri umani odierni.

Questo è un fatto estremamente rilevante per la medicina naturale, proprio perché essa si basa sullo stimolo e attivazione delle risorse energetiche e immunitarie intrinseche dell'individuo. Un terreno energetico e immunitario forte risponde in maniera rapida e profonda al rimedio, sia esso erboristico, omeopatico o altro; un terreno fortemente indebolito, come quello odierno, farà molta più fatica a recepire lo stimolo del rimedio.

Alla base di questa degenerazione dei terreni costituzionali ci sono diversi fattori, come ad esempio l'inquinamento e lo stress, ma certo l'impoverimento nutritivo degli alimenti gioca un ruolo essenziale. Nutrendoci di cibi sempre più vuoti di nutrienti essenziali, anche il nostro organismo diventa sempre più vuoto di energia.


Se non rimediamo a questa situazione, cioè se non riconduciamo a livelli sufficientemente forti il nostro terreno tramite programmi nutrizionali adeguati, difficilmente i rimedi fitoterapici, anche se potenti, riusciranno ad essere pienamente efficaci da soli.
C'è poi da considerare che l'
impoverimento progressivo dei terreni agricoli, che sta alla base di quello alimentare, non può non aver colpito le stesse erbe che su quei terreni crescono.
Ciò significa che probabilmente le erbe non sono più quelle di una volta, e dunque la loro stessa efficacia, per quanto ancora elevata, si è ridotta.

Solo rigenerando il terreno costituzionale dell'individuo, cioè i suoi livelli energetici, metabolici e immunitari, l'organismo malato sarà messo in grado di rispondere allo stimolo terapeutico del rimedio erboristico.

E' anche per questo che la malattia neoplastica, ovvero il cancro, è oggi sempre più frequente. Grazie alla diagnosi precoce, alla chirurgia, alla chemioterapia, alla radioterapia, si guarisce di più. Tuttavia lo stile di vita odierno fa sì che anche ci si ammali molto di più di questa temibile malattia. La conseguenza di tutto ciò è che un numero sempre maggiore di pazienti si sottopongono a terapie antineoplastiche che, pur portando a risultati molto lusinghieri, hanno spesso pesanti effetti collaterali. Tali sintomi secondari talora vengono sottovalutati o ritenuti ineluttabili, altre volte, nel tentativo di antagonizzarli, si impiegano farmaci che hanno un effetto deleterio su reattività immunologica e vitalità generale.

Nell'ambito della medicina naturale esistono tutta una serie di sostanze innocue ed utili per questi pazienti. Esse possono alleviare i sintomi dei chemioterapici e rendere possibile il loro impiego al dosaggio adeguato per ottenere l'effetto terapeutico massimo.

Esistono varie classi di farmaci antineoplastici, usati quasi sempre in associazione. I loro possibili effetti collaterali sono diversi. Conseguentemente la terapia naturale di appoggio alla chemioterapia, sarà diversa a seconda del cocktail impiegato. L'uso di queste sostanze, potenti, versatili e specifiche, in microdosi, apre scenari di grande interesse per il trattamento dei diversi danni da chemioterapia. La cura dei tumori sta facendo grandi progressi, penso sia vicino il momento in cui la scienza avrà ragione anche di questa malattia, la medicina naturale può essere un grande aiuto nel rendere questa vittoria meno cruenta.

Nel corso degli anni, nell'ambito delle attività del
Centro di Ricerche Nutriterapiche (http://www.nutriterapia.it), è stato messo a punto un protocollo che ha dato e continua a dare straordinari risultati su tutte le patologie degenerative, pur trattandosi di un programma sostanzialmente fondato sull'uso di alimenti, seppur di natura particolare.

Tale protocollo prevede l'uso combinato di almeno altri
3 superalimenti naturali, e precisamente:

  • la microalga del lago klamath e di un suo specifico estratto;
  • lo specifico ceppo di acidophilus DDS-1;
  • gli enzimi, e in particolare le proteasi, prodotti per fermentazione dal fungo aspergyllus. Ad essi si associa un fitopreparato con proprietà fortemente depurative e protettive.


Particolarmente interessante e nuovo il contenuto del libro del Dott. Ivo Bianchi sull'uso dei funghi in MICOTERAPIA.


I funghi hanno un ruolo essenziale nell'equilibrio del mondo in cui viviamo. Essi sono coinvolti nella degradazione e nel riciclaggio della materia vivente e sono essenziali per rendere nuovamente biodisponibili i prodotti del catabolismo di piante e animali.

Nel trattato, l'autore ripercorre il millenario rapporto dell'uomo con i funghi, dagli usi rituali alle applicazioni terapeutiche, sia dei funghi velenosi utilizzati in medicina omeopatica che, e soprattutto, dei funghi eduli e terapeutici, da sempre usati in Medicina Tradizionale Cinese. Queste ultime applicazioni hanno trovato conferma nella ricerca scientifica moderna, ampiamente documentata. E' riscoperto il vasto ventaglio di indicazioni dei
funghi medicinali: dalle malattie tumorali al diabete, allergie, ipercolesterolemia, malattie autoimmuni, sovrappeso e obesità, patologie gastrointestinali, reumatismi, artriti, artrosi, dermatiti, tinnito, depressione, emicranie, patologie epatiche e renali.
Azione terapeutica dei funghi in campo oncologico





Per contrastare gli effetti collaterali di chemioterapia e radioterapia esistono molte strade alternative ai farmaci, dalla riflessologia alla bioterapia nutrizionale, alla fitoterapia.

Mentre sul fronte oncologico si affacciano importanti novità terapeutiche, dalle vaccinazioni all'immunoterapia con anticorpi monoclonali, sta prendendo sempre più piede l'utilizzo delle medicine naturali per attenuare gli effetti collaterali e tossici delle terapie tradizionali come chemioteapia e radioterapia.

Sebbene queste tecniche abbiano portato, in quarant'anni di utilizzo, enormi miglioramenti nelle probabilità di sopravvivenza ai tumori, sono purtroppo ben note le loro controindicazioni.
Diverse da farmaco a farmaco e a seconda della tollerabilità individuale, possono variare da un'intensità media a una talmente elevata da causare danni gravi e permanenti anche dopo aver concluso i trattamenti.

L'approccio migliore per far fronte a queste situazioni è quello olistico, che associa la bioterapia nutrizionale, ovvero l'arte di usare gli alimenti per curare, alcounseling psicologico e all'utilizzo di medicine alternative quali omeopatia, riflessologia plantare, fitoterapia, micoterapia.

L'oligoterapia non cura il cancro ma gli
oligoelementi possono essere uno dei rimedi migliori per rendere sopportabili gli effetti collaterali della chemioterapia.
L'assunzione di oligoelementi può essere utile dopo che si è conclusa l'eventuale terapia chirurgica o faramacologica.
Nell'oligoterapia nutrizionale viene data grande importanza a questa terapia per la prevenzione del cancro, nei soggetti a rischio. Il complesso che viene utilizzato in questi casi è il
Rame-Oro-Argento, che può essere assunto nella dose di una fiala prima di colazione ed una almeno tre ore dopo il pranzo, rigorosamente a stomaco vuoto.

Questo complesso, permette il miglioramento del tono fisico, psicologico ed immunitario durante la chemioterapia o nel periodo di convalescenza.

Assunto solo al mattino, può essere un ottimo rimedio preventivo del cancro per i fumatori. Per essere efficace in maniera più rapida e con risultati buoni,
il complesso Rame-Oro-Argento, deve essere assunto insieme aglioligoelementi Magnesio e Calcio, che in sinergia potenziano le difese dell'organismo dal cancro, migliorando in maniera considerevole l'umore.

Il Calcio va preso insieme al Rame-Oro-Argento al mattino mentre il Magnesio va preso nell'assunzione pomeridiana.

Il vantaggio dell'utilizzo dell'oligoterapia sta nel fatto che non interferisce con le terapie classiche anticancro, senza affaticare ulteriormente l'organismo.

L'oligoterapia globale e nutrizionale si pone come avanguardia nella prevenzione del cancro, consigliando oltre all'assunzione, anche prolungata del complesso Rame-Oro-Argento di assumere estratti di Salvia ( ricca appunto degli oligoelementi utili) e
succhi totali di carota, che si trovano in erboristeria o nei negozi di alimentazione biologica.

La carota, grazie alla sinergia tra provitamina A, le altre vitamine e lo specifico equilibrio degli oligoelementi, può aiutare a prevenire il cancro anche se la sua azione meglio scientificamente provata è l'utilità nei periodi di convalescenza.

L'utilizzo di metodi naturali come coaudiuvanti nelle terapie del cancro, sia per la prevenzione sia per migliorare il periodo della convalescenza, è abbastanza accettato dalla medicina ufficiale, per il fatto che permette di avere risultati soddisfacenti senza effetti collaterali, già pesanti nella chemioterapia.
Nessun dialogo invece tra medicina ufficiale e terapie naturali nella cura diretta del cancro, soprattutto dopo le polemiche del caso Di Bella, anche se sono sempre di più le ricerche, anche farmacologiche, sull'uso di piante, oligoelementi e persino oli essenziali, per la cura del cancro

(Si sta scoprendo sempre più che superalimenti come l'alga Klamath, oltre ad essere in grado di ricostruire in maniera significativa il terreno costituzionale, sono ricchi di specifiche molecole nutrizionali cariche però di valenze immunomodulanti e antitumorali).



Al momento, con le attuali conoscenze mediche, la terapia chemioterapica e chirurgica restano quelle che danno la più alta aspettativa di vita ma le terapie naturali e in particolare l'oligoterapia sono in pole position per quanto riguarda la prevenzione e la diminuzione degli effetti spiacevoli della chemioterapia.

Potenziali effetti collaterali della chemioterapia


La chemioterapia può causare effetti collaterali fastidiosi, la cui entità variare da soggetto a soggetto e da trattamento a trattamento. È importante sottolineare che moltissimi degli effetti collaterali sono temporanei, diminuiscono e/o scompaiono gradualmente nei giorni successivi alla somministrazione o alla sospensione del trattamento.

I principali organi che possono risentire della chemioterapia sono quelli in cui le cellule normali si dividono e crescono rapidamente, vale a dire la mucosa che riveste
la bocca, l'apparato digerente, la cute, i capelli e il midollo osseo.

Anche se la chemioterapia comporta effetti collaterali fastidiosi, questi devono sempre essere comparati con i benefici che il trattamento produce sia in termini di guarigione che di controllo della malattia. Gli effetti collaterali che più interferiscono con una buona qualità della vita (diarrea, vomito, dolori, fatigue) sono superabili con la somministrazione di sostanze specificamente mirate a ridurre o eliminare questi sintomi.

Potenziali effetti collaterali:


- Stanchezza (fatigue)
- Ridotta funzionalità del midollo osseo
- Effetti sull'apparato gastro-intestinale
- La caduta dei capelli
- Modificazioni della cute
- Modificazioni a carico delle unghie
- Effetti sui nervi di mani e piedi
- Effetti sul sistema nervoso
- Modificazione della funzione renale
- Modificazioni dell'udito
- Insorgenza di tumori secondari

Stanchezza (fatigue): spesso i pazienti accusano notevole stanchezza durante la chemioterapia. Tale sensazione può persistere per un certo tempo anche dopo la conclusione del trattamento. Per chi normalmente ha molta energia, sentirsi sempre stanco può essere molto frustrante e difficile da accettare. Ciò è abbastanza normale e può essere una conseguenza dei farmaci e della reazione dell'organismo alla malattia oppure può dipendere semplicemente dal fatto che il sonno non è ristoratore. È bene dosare le forze non solo sul lavoro, ma anche nella vita familiare, e riposare molto. Di solito la stanchezza scompare gradualmente alla conclusione del trattamento, ma alcuni pazienti continuano a sentirsi stanchi anche a distanza di molti mesi. La stanchezza cronica (fatigue) rappresenta un insieme di sintomi fisici e psichici tra i più debilitanti e meno trattati tra i malati oncologici, perché questi spesso non ne parlano con i medici come, invece, solitamente fanno per altri sintomi (dolore, diarrea, ecc.).

Ridotta funzionalità del midollo osseo:
La chemioterapia può ridurre il numero di cellule staminali, contenute nel midollo osseo, le quali danno origine a tre diversi tipi di cellule ematiche:
i globuli bianchi: sono fondamentali per combattere le infezioni;
i globuli rossi: contengono l'emoglobina che favorisce il trasporto dell'ossigeno in tutto l'organismo;
le piastrine: favoriscono la coagulazione del sangue e prevengono le emorragie.

Tutte le cellule ematiche rimangono nel midollo osseo fino alla loro maturazione e poi confluiscono nella circolazione sanguigna per svolgere le funzioni cui sono preposte. Dato che il trattamento chemioterapico comporta la riduzione del numero delle cellule ematiche, si rendono necessari periodici prelievi di campioni di sangue per controllare i livelli di globuli bianchi, globuli rossi e piastrine.

I globuli bianchi: quando il livello dei globuli bianchi diminuisce, si è più soggetti alle infezioni perché si è indebolito il sistema di naturale difesa dell'organismo contro l'avanzata dei batteri.

I globuli rossi: se il livello dei globuli rossi (emoglobina) nel sangue è basso, si avvertono stanchezza e sonnolenza, e talvolta anche dispnea, dovuta alla minore quantità di ossigeno trasmessa all'organismo. Sono questi i sintomi dell'anemia, che talvolta può essere accompagnata anche da giramenti di testa e senso di vertigini, dolori muscolari e articolari.

Le piastrine: quando il livello delle piastrine è basso, possono comparire lividi ed emorragie nasali, e talvolta perdite di sangue abbondanti anche a seguito di tagli o graffi di lieve entità. In presenza di emorragia o lividi non provocati, è bene informare immediatamente il medico curante, perché potrebbe rendersi necessaria una trasfusione di piastrine per ristabilire subito la funzione di coagulazione del sangue.

Effetti sull'apparato gastro-intestinale
Nausea e vomito: sono associati all'assunzione di alcuni farmaci chemioterapici, ma oggi, grazie alla disponibilità di alcuni farmaci molto efficaci, gli antiemetici, possono essere controllati con facilità.

Perdita dell'appetito: alcuni chemioterapici possono ridurre l'appetito.

Diarrea:
alcuni chemioterapici possono avere effetti sulle cellule che formano il rivestimento dell'apparato digerente, causando diarrea per qualche giorno.

Stitichezza: in casi rari alcuni chemioterapici (o i farmaci somministrati per controllare gli effetti collaterali, come la nausea) possono indurre stitichezza.

Infiammazione del cavo orale:
alcuni chemioterapici provocano una sensazione di dolore alla bocca e, a volte, producono anche delle piccole ulcere che si manifestano cinque-dieci giorni dopo la terapia e scompaiono nell'arco di tre-quattro settimane.

Modificazioni del gusto: la chemioterapia può modificare il gusto, per cui i cibi risultano più salati, amari o hanno un sapore metallico. Anche in questo caso l'effetto è temporaneo e il senso del gusto torna normale alla conclusione del trattamento. è

La caduta dei capelli:
è uno degli effetti collaterali più noti e più temuti dei chemioterapici. Alcuni farmaci non hanno effetti sui capelli, altri li indeboliscono al punto che si spezzano a livello del cuoio capelluto, o molto vicino ad esso, già una-due settimane dopo l'inizio del trattamento; alcuni li fanno cadere completamente, mentre altri provocano una caduta talmente modesta da passare inosservata. In ogni caso i capelli ricrescono alla conclusione dei cicli di chemioterapia.
Se i capelli cadono, l'entità del fenomeno dipende dal tipo di farmaco o dalla combinazione di farmaci usata, dal dosaggio e dalla reazione individuale al trattamento. I capelli iniziano a cadere di solito nell'arco di alcune settimane dall'inizio del trattamento, anche se in casi molto rari cuò può accadere anche dopo qualche giorno. Il fenomeno può interessare anche i peli delle ascelle, la peluria che ricopre il corpo e il pube, ed anche ciglia e sopracciglia.

Modificazioni della cute: alcuni farmaci chemioterapici possono avere effetti sulla cute, che cambia leggermente colore e tende a disidratarsi. Tali effetti possono peggiorare con il nuoto, soprattutto se praticato in piscina con acqua addizionata di cloro.

Modificazioni a carico delle unghie: alcuni chemioterapici possono rallentare la crescita delle unghie, che sono percorse da linee bianche; talvolta cambiano forma o colore, diventando più chiare o più scure; possono anche diventare più fragili e tendere a sfaldarsi.

Effetti sui nervi di mani e piedi: alcuni chemioterapici possono influire sui nervi delle mani e dei piedi. In conseguenza di ciò si può accusare formicolio o quella sensazione che è descritta come 'puntura di aghi'. Questo fenomeno prende il nome di neuropatia periferica.

Effetti sul sistema nervoso:
alcuni chemioterapici possono indurre ansia e agitazione, vertigini, insonnia o mal di testa. Taluni pazienti lamentano difficoltà di concentrazione.

Modificazione della funzione renale: alcuni chemioterapici, come il cisplatino e l'ifosfamide, possono compromettere la funzione renale.

Modificazioni dell'udito: alcuni chemioterapici riducono la capacità dell'orecchio di percepire i suoni acuti. Potreste anche percepire un rumore continuo (tinnito), che può risultare molto fastidioso.

Insorgenza di tumori secondari: molto raramente alcuni farmaci chemioterapici possono accrescere il rischio di sviluppare particolari tipi di tumore o di leucemia, anche a distanza di molti anni dal trattamento.


Radioterapia
Per quanto riguarda la radioterapia in genere i problemi sono legati ad un abbassamento delle difese immunitarie, e ad un arrossamento della zona interessata.
A tale scopo, va detto che generalmente sono prescritti farmaci per combattere la leucopenia (abbassamento ematico dei globuli bianchi),
i rimedi naturali possibili per ottenere un innalzamento dei globuli bianchi sono rappresentati dall’assunzione di integratori alimentari contenenti vitamina C, E, caroteni, selenio e zinco. Questi possono essere impiegati anche per ottenere gli stessi effetti relativamente ad una cura chemioterapica.

Ginkgo biloba e alghe KLAMATH

La pianta del ginkgo biloba è il simbolo della rinascita di Hiroshima dopo il bombardamento nucleare e serve principalmente per curare le problematiche di cervello e circolazione sanguigna, inoltre favorisce la rigenerazione mielinica della guaina dei nervi, e protegge dall’invecchiamento in quanto è antiossidante contro i radicali provocati dalla morte cellulare.

Qui viene citato per il suo storico impiego in giappone per disintossicare l’organismo dalle radiazioni, a tale scopo viene soventemente integrato con le alghe marine.
N.B.: EVITARE DI ASSUMERLO se si stanno assumendo contemporaneamente antiaggreganti o anticoagulanti come ad esempio l’ASPIRINA per il rischio di aggregazione piastrinica.

Sostegno immunitario
Per dare sostegno immunitario durante queste cure particolarmente debilitanti si possono assumere
echinacea come tintura madre, perché aumenta la produzione di LINFOCITI T, la fagocitosi dei MACROFAGI, il LEGAME ANTICORPALE, l’attività delle cellule NATURAL KILLER, ed il livello di NEUTROFILI circolanti (un particolare tipo di globuli bianchi molto importante), ed ha inoltre un’azione antivirale andando ad inibire un enzima impiegato dai batteri per attecchire nelle mucose umane.

Astragalo
Questo rimedio rende reversibili le anomalie dei LINFOCITI T causate dal chemioterapico CICLOFOSFAMIDE, e indotte da RADIAZIONI ed INVECCHIAMENTO, quindi sarebbe utile associare un estratto di astragalo alla chemioterapia che prevede questo farmaco come ad esempio il PROTOCOLLO CHOP per curare i LINFOMI NON HODGKIN in modo da ridurre i danni indotti sul nostro sistema immunitario.

Antiossidanti
Durante la chemioterapia e la radioterapia il nostro organismo è sottoposto ad un forte stress ossidativo indotto dai farmaci introdotti e dalle radiazioni ricevute, per questo è importante assumere
noni, aloe, papaya fermentata e succhi di frutta ed erbe.

Papaya Fermentata
Questo rimedio tropicale derivato dalla fermentazione del frutto della papaia è utile a combattere i radicali liberi, e quindi è un valido aiuto per contrastare l’invecchiamento, e ottimo come preventivo per malattie degenerative come cancro, ma anche morbo di Alzheimer e Parkinson, inoltre ha dimostrato di essere un valido sostegno alle terapie standard di chemioterapia e radioterapia durante i trattamenti anticancerogeni nei casi di tumore già contratto, perché in uno studio giapponese è stato visto che contrasta la perdita di peso e l’alta quantità di radicali liberi liberati dalle terapie stesse.

Da studi eseguiti dal Professor Marotta si è visto che un’assunzione per 6 mesi consecutivi di papaya fermentata, riducendo lo stress ossidativo (eccessiva produzione di radicali liberi non controbilanciata dal nostro sistema antiossidante), ha dimostrato un grande potenziale nel diminuire il rischio che malattie come epatite C e gastrite cronica si trasformino in tumori. Rispetto alla papaia non fermentata presenta meno proprietà antiossidanti esogene, relative a vitamine e minerali, e amminoacidi ma una notevole proprietà antiossidante endogena relativa cioè ad un’attivazione indotta di enzimi antiossidanti presenti nel nostro organismo quali SOD (superossidodismutasi) e glutatione perossidasi e proprietà immunitarie come l’attivazione delle cellule NK (natural killer), dei macrofagi e del NO (ossido di azoto) che producono per ovviare agli ospiti indesiderati, proprietà assenti nella papaia semplice. Le cellule NK sono in grado di attaccare direttamente le masse tumorali, e quindi essendo stimolate dalla papaia fermentata essa può avere un effetto antitumorale diretto, come tradizione popolare, nel Ghana, in Indocina e in Nigeria è impiegato contro il tumore dell’utero, inoltre è utile dopo i 35 anni di vita, età a partire dalla quale diminuisce la produzione da parte del pancreas dell’enzima proteasi, utile a scomporre correttamente le proteine per digerirle.

Contro la diarrea
Un altro problema ricorrente durante le terapie oncologiche è la diarrea, questa può essere combattuta efficacemente con dei probiotici naturali, questi sono utili anche senza avere il fastidioso sintomo intestinale per aiutare l’intestino, che ricordiamo ancora una volta gioca un ruolo chiave nella salute del nostro organismo, e che si trova durante le cure oncologiche a dover smaltire un notevole carico di tossine, a causa dei farmaci altamente aggressivi, utili ad uccidere le cellule cancerose, e che inevitabilmente verranno in parte riassorbite dalle pareti intestinali dalla permeabilità alterata e diminuita. Integrando i probiotici si andranno a risanare tali pareti e quindi il relativo sistema immunitario e anche il fegato, che in primis risentirebbe del riassorbimento delle tossine dall’intestino ne trarrà un sicuro giovamento.

Volendo risanare anche il fegato si possono assumere dopo aver terminato l’integrazione con i probiotici, delle tisane o degli sciroppi a base ri carciofo, tarassaco, cardo mariano, curcuma, boldo e fumaria, comunque ripeto farsi consigliare sempre da un erborista, che sicuramente conosce bene i dosaggi e gli eventuali casi in cui sono da sconsigliare tali rimedi (ad esempio alcune erbe che stimolano la contrazione della cistifellea potrebbero essere controindicate per i pazienti che hanno dei calcoli al fegato).


ZEOLITE COME ADIUVANTE NELLA CHEMIO E RADIOTERAPIA

Le caratteristiche peculiari della zeolite clinoptilolite attivata (ZECLA) sono costituite dalla capacità di legare, a livello intestinale, radicali liberi, metalli pesanti, ione ammonio e tossine, allontanandole dall’organismo, attività descritte nella definizione stilata dal Nomenclatore Europeo dei dispositivi medici.

Una combinazione con entità variabili dei quattro tipi di sostanze tossiche prima riportate (TRAM®) è stata rilevata nei tumori nei quali esse possono svolgere la funzione di responsabili diretti nella loro insorgenza odi adiuvanti nella loro induzione, come dimostrato da numerose ricerche.

Confortato da tali dati il Prof Pavelic (1) ha svolto ricerche in vitro per verificare la possibilità che l’eliminazione di questi induttori potesse influenzare la velocità di sviluppo dei tumori ed ha evidenziato un’azione inibitrice della ZECLA nei confronti della crescita delle cellule tumorali variabile in funzione del dosaggio utilizzato e della tipologia di neoplasia.


Ulteriori studi in vivo effettuati trattando con ZECLA topi e cani affetti da una varietà di tumori ha portato ad un miglioramento dello stato di salute, prolungamento del tempo di sopravvivenza e ad una diminuzione delle dimensioni del tumore. Inoltre l’applicazione locale di ZECLA su tumori della pelle ha diminuito la formazione del tumore stesso e la sua crescita. Infine studi tossicologici effettuati su topi e ratti hanno dimostrato che il trattamento non ha effetti negativi (2).

La ZECLA è anche in grado in
indurre una stimolazione della risposta immunitaria legata ad una diminuzione della perossidazione lipidica derivante dalla formazione di radicali liberi in eccesso. Alcuni studi hanno evidenziato in culture cellulari in soluzione nutriente senza silicio l’arresto dopo breve tempo delle principali funzioni di sintesi, ad esempio la sintesi proteica e la sintesi clorofilliana, con compromissione della parete cellulare che diventa instabile (3).

Questa perdita metabolica presente anche nel substrato della matrice extracellulare nei malati cronici e tumorali è stata confermata, tra l’altro, da deficit di adenosina trifosfatasi, dall’inibizione della pompa Na+/K+, dalla riduzione dell’ossiemoglobina nel sangue, dal maggiore consumo di ossigeno, dall’eccesso di radicali 02 liberi ed infine da problemi di natura elettrofisiologica. In caso di neoplasia infatti si riscontra un potenziale negativo eccedente in quanto il tessuto tumorale agisce come una batteria che si sta fortemente scaricando.

Gli effetti collaterali generati dalla radioterapia sono legati all’elevata energia che viene assorbita dalle cellule circostanti la massa tumorale con formazione di radicali liberi che comportano un incremento dello stress ossidativo e dalla reazione infiammatoria locale, anche a livello del derma, che modifica la fisiologia cellulare.
La capacità adiuvante della ZECLA nella terapia antitumorale, chemio e radio, può essere quindi attribuita alla sua partecipazione alla sintesi proteica, alla capacità di contribuire alla costruzione del tessuto connettivo, all’azione adsorbente, al controllo del metabolismo del calcio nelle cellule da parte del silicio presente nella sua struttura ed infine all’azione antiossidante.

Numerose applicazioni cliniche hanno pienamente confermato tali attività ed il risultato finale è caratterizzato da migliori condizioni di vita dei pazienti trattati, con tempi di recupero funzionale molto brevi dopo le applicazioni di chemio o radio-terapia. Tali risultati sono confortati dai dati cImici che dimostrano un incremento dell’emoglobina fino alla sua normalizzazione ed il netto miglioramento nel tempo della formula leucocitaria in genere sconvolta dalla terapia (3). L’organismo è quindi in grado di reagire meglio nei confronti del tumore rendendo più efficaci le terapie.

1) M. Colic Al, K. Pavelic, Journal of Molecular Medicine 78, 333—336, (2000)
2) K. Pavelic et al. Molecular Medicine 78: 708-720 (2001)
3) K. Hecht, E. Hecht-Savoley, Natur-Mineralien, Regulation und Gesundheit. Schibri-Verlag, Berlin! Milow (2005)





Cancro - Le Cure Proibite di Massimo Mazzucco 1 3 di BurnTheBankers

FITOTERAPICI A SUPPORTO

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