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Informazioni Ipertensione

Ipertensione


il rischio sottovalutato di un assassino silenzioso




Si stima che almeno il 30% della popolazione mondiale soffra d’ipertensione arteriosa. Ufficialmente nel nostro Paese gli ipertesi sarebbero tra i 15 e i 20 milioni, ma solo il 50-60 % sa di esserlo. Però ci sono anche parecchie persone che per errori diagnostici o per eccesso di medicalizzazione assumono farmaci inutilmente.

Una delle più temibili e devastanti conseguenze dell’ipertensione è certamente
l’ictus: 200.000 casi l’anno, di cui l’80% sono nuovi episodi e il 20% sono recidive. L’ictus causa il 10-12% di tutti i decessi per anno (rappresenta la terza causa di morte dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie) ed è la principale causa d'invalidità, con costi per il Sistema Sanitario Nazionale che variano da 6.2 a 14.4 miliardi di euro l'anno. Sempre in Italia, sono circa 900.000 il numero di soggetti che sono sopravvissuti ad un ictus, con esiti più o meno invalidanti. La tendenza ad avere la pressione alta è legata anche all’età, per cui con l’aumento della vita media anche l’incidenza di questa malattia è aumentata. Si stima che entro il 2025 aumenterà del 60%.

Di seguito riporto le ultime
linee guida per la pressione ed il trattamento dell'ipertensione presentate nel 2003 da uno speciale Comitato del NHBPEP (National High Blood Pressure Education Program) e pubblicate sulla prestigiosa rivista "The Journal of the American Medical Association".

La pressione sanguigna Sistolica/diastolica


PRESSIONE ARTERIOSA NORMALE
<120/80 mmHg


PRE-IPERTENSIONE
120-139 / 80-89 mmHg


IPERTENSIONE DI STADIO 1
140-159 / 90-99 mmHg


IPERTENSIONE DI STADIO 2
>160 / >100 mmHg





Una persona è ipertesa, o ha la pressione alta, quando:

  • la pressione arteriosa minima (ipertensione diastolica) supera "costantemente" il valore di 90 mm/Hg
  • la pressione massima (ipertensione sistolica) supera "costantemente" il valore di 140 mm/Hg


L'aggettivo costante è fondamentale, dato che durante la giornata la pressione può subire delle variazioni transitorie legate a numerosissimi fattori, tra i quali ricordiamo:
- ora del giorno: (la pressione è leggermente
più alta al mattino e nel tardo pomeriggio)
- attività fisica (la pressione cardiaca aumenta in relazione al tipo e all'intensità dell'esercizio fisico)
- stato emotivo (intense emozioni, stress e persino l'ansia per il risultato della visita medica possono aumentare temporaneamente la pressione)
- la pressione viene influenzata in maniera costante da altri fattori, tra i quali un ruolo particolare è ricoperto dall'età.

La pressione arteriosa è determinata da tre fattori principali:

  • la quantità di sangue che viene immessa in circolo durante la sistole e sua viscosità (ematocrito)
  • la forza di contrazione del cuore
  • le resistenze offerte dai vasi (arterie e vene) al passaggio del flusso sanguigno;


Questi tre elementi subiscono un controllo esterno mediato soprattutto da stimoli ormonali e nervosi. Il nostro corpo è infatti in grado di regolare autonomamente la pressione cardiaca in base alle esigenze metaboliche dei vari organi. A causa dei ritmi circadiani la pressione arteriosa varia durante la giornata, raggiungendo i valori massimi durante la prima mattinata e nel tardo pomeriggio

Così per esempio mentre saliamo le scale la pressione aumenta sia perché i muscoli e l'apparato respiratorio hanno bisogno di più ossigeno (aumento della gittata sistolica e della frequenza cardiaca) sia perché la contrazione muscolare tende ad occludere i vasi aumentando le resistenze periferiche. Al contrario mentre dormiamo la pressione si abbassa in quanto le richieste metaboliche dei vari organi sono inferiori. Anche un bagno caldo, grazie all'effetto dilatatorio del calore è in grado di diminuire la pressione arteriosa.
La pressione del sangue deve rimanere entro un range di valori prestabiliti per assicurare ossigeno e nutrienti a tutti i tessuti. Tale intervallo varia dai 75 agli 80 mmHg per la pressione minima e dai 115 ai 120 mmHg per la pressione massima.

Al di sotto di questi valori il sangue non viene immesso in circolo in maniera efficace ed i tessuti periferici tendono a ricevere meno ossigeno e nutrienti. Il senso di vertigini, vista annebbiata e svenimento avvertito da chi soffre di pressione bassa è proprio dovuto al ridotto apporto di ossigeno alle cellule del cervello. Anche le persone "sane" si accorgono di questi effetti quando, per esempio, si alzano di colpo dalla posizione coricata (ipotensione ortostatica). In questi casi si verifica un brusco calo di pressione dovuto alla forza di gravità che richiama il sangue nei vasi inferiori determinando al tempo stesso un temporaneo iperflusso di sangue a livello locale. In condizioni normali i vasi rispondono a questo fenomeno contraendosi ed ostacolando quindi il flusso verso il basso; allo stesso tempo l'aumento di pressione è favorito dall'accelerazione del battito cardiaco.

Quando un soggetto soffre di ipertensione le pareti vasali sono costrette a sopportare forti sollecitazioni che, quando diventano particolarmente elevate, possono provocarne la rottura. Ciò predispone l'individuo all'arteriosclerosi e ai pericolosi danni d'organo che coinvolgono generalmente reni, cuore, vasi, cervello ed in alcuni casi anche l'occhio. Il cuore, tanto per citare un esempio si trova costretto a contrarsi contro una resistenza elevata e può "cedere" (infarto) per l'eccessivo sforzo.







I soggetti a rischio






FATTORI GENETICI

L’ereditarietà o famigliarità della patologia influisce per circa il 30% sulla possibilità d'insorgenza dell’ipertensione. Per questo motivo un soggetto che ha dei famigliari ipertesi, avrà un maggior rischio (ma non la certezza assoluta) di sviluppare la malattia. In questi casi è molto importante seguire scrupolosamente le regole di prevenzione primaria, per allontanare il più possibile l'eventuale comparsa della patologia.
La razza nera va incontro all'ipertensione più frequentemente di quella caucasica, probabilmente a causa di un particolare gene che codifica per un enzima chiamato ACE. E' altresì interessante norare come i neri americani presentino un'incidenza di ipertensione superiore ai neri d'Africa probabilmente a causa dello stile di vita predisponente (fumo, obesità , sedentarietà, alcol ecc.).

BAMBINI
I bambini soprappeso rispetto ai normopeso hanno un'elevata probabilità di diventare ipertesi ed obesi in età postadolescenziale. Per questo motivo la prevenzione deve cominciare già in giovane età, avviando il ragazzino alla pratica sportiva e controllandone le abitudini alimentari. Nei bambini nell’80-90% dei casi l’ipertensione è secondaria cioè legata a fattori ormonali, renali o ad anomalie cardiache.

ANZIANI

Il binomio tra terza età ed ipertensione, anche se molto diffuso nella popolazione, non è più considerato come un evento inevitabile ed innocuo. Se un lieve aumento di pressione massima, compreso tra i 10 ed i 20 mmHg, è tutto sommato tollerato, altrettanto non si può dire per valori pressori superiori.

UOMINI E DONNE ADULTI
Nella persona anziana l'ipertensione è legata soprattutto ad un aumento della pressione massima o sistolica, mentre nella fascia di età compresa tra i 20 ed i 50-55 anni si registra solitamente un aumento sia della massima che della minima.
L’uomo ha un rischio elevato di sviluppare la malattia intorno ai 30-40 anni. Nelle donne tale rischio, inferiore fino alla menopausa, arriva dopo i 45-50 anni fino al 50% per poi aumentare ulteriormente dopo i 65 anni.

DIETA E SOVRAPPESO
La dieta ideale rivolta alla prevenzione e/o alla cura dell'ipertensione ha come obiettivi principali il calo ponderale e la restrizione di sodio ed alcol. Nello stadio iniziale della malattia, denominato pre-ipertensione, molto spesso la semplice correzione delle abitudini dietetiche è sufficiente a diminuire i valori pressori. D'altra parte è stato dimostrato che, in generale, ogni kg perso riduce di 1mmHg la pressione sia massima che minima. Per questo motivo si consiglia di seguire una dieta ricca di fibre e povera di grassi, abbinandola se possibile ad un po' di attività fisica.

SEDENTARIETÀ:
La ridotta attività fisica tra questi è probabilmente il più importante fattore di rischio. Si veda a tal proposito l'articolo: ipertensione e sport

FUMO ED ABUSO DI ALCOL
Il fumo di sigaretta è un potente vasocostrittore, riduce l'ossigenazione dei tessuti e facilita la formazione di placche aterosclerotiche. L'alcol, a piccole dosi ha invece un effetto benefico grazie alle sue proprietà vasodilatatrici. Inutile ricordare gli effetti negativi di questa sostanza quando viene assunta a dosi elevate, per approfondire: alcol e sport, binomio perdente.

STRESS
in molti casi lo stress psichico influisce a tal punto sulla comparsa dell'ipertensione da essere considerato il principale fattore causale. Tra le condizioni più a rischio vi sono: collera trattenuta, arrabbiature, intense emozioni, responsabilità lavorative o eccessivo impegno nello studio e/o nel lavoro.

Normalmente agli esordi l'ipertensione è del tutto
asintomatica, non provoca cioè nessun disturbo al paziente che ne soffre. Per questa ragione, spesso ci si accorge occasionalmente di essere ipertesi, magari durante una visita medica di routine quando il problema esiste ormai da diversi mesi. Non a caso l'ipertensione, proprio perché si può averla per anni senza accorgersene, viene descritta come un "assassino silenzioso".

Fortunatamente le conseguenze dell'ipertensione non sono immediate ma insorgono dopo qualche anno dalla sua comparsa e sono, ovviamente, correlate all'entità dell'eccesso pressorio. Si stima che i danni sul sistema cardiocircolatorio si possano manifestare all’incirca dopo dieci anni, mentre quelli relativi al danno cerebrale, una complicanza molto più pericolosa, insorgono generalmente dopo 20 anni dall’inizio della patologia.

Ipertensione e sessualità (scarica .pdf)

L’ipertensione arteriosa e altri fattori di rischio cardiovascolare aumentano la possibilità di disfunzione erettile. Alcuni farmaci, tra cui clonidina, betabloccanti e diuretici, sono stati specificamente chiamati in causa per giustificare la comparsa di questo problema.
Il fenomeno è in larga parte sommerso: secondo un campione di 200 medici andrologi, in risposta ad un recente questionario on-line promosso da Bayer Health Care in collaborazione con Adn Kronos Salute, per un uomo che dichiara al proprio medico un problema di disfunzione erettile, due rimangono “nascosti”. In questo contesto, una delle chiavi di volta per far emergere questo “sommerso” è la comunicazione del disagio a coloro che quotidianamente si occupano della nostra salute.

I dati epidemiologici ufficiali dicono che la disfunzione erettile è un fenomeno che interessa il
13% della popolazione maschile adulta, con una maggior concentrazione nella fascia di età tra i 40 e i 70 anni (50% dei sofferenti). Nella maggior parte dei casi viene ricondotta a una causa organica ben precisa: il manifestarsi dei sintomi può essere il campanello di allarme di una patologia vascolare, neurologica, o di altre malattie quali diabete, obesità, ipercolesterolemia, ipertensione o insufficienza renale.
Basti pensare che nei soggetti diabetici il deficit erettile (indagine relativa all’anno 2003 Bayer Health Care- Adn Kronos Salute) è presente nel 15% dei casi nella fascia di età che va dai 20 ai 40 anni, per arrivare al 40%-60% tra i 50 e i 70 anni.

E’ importante, tuttavia, sottolineare il fatto che oggi sia l’ipertesione, sia la disfunzione erettile si possono curare e che le alternative terapeutiche, scelte dal medico di famiglia con il coinvolgimento dello specialista andrologo, consentono di scegliere la soluzione che meglio risponde alle esigenze del paziente.

Vedi anche la pagina LUI e LEI



Fitoterapia

Elenco delle principali piante che agiscono sulla pressione. Attenzione, spesso vengono associate in formulazioni complesse, tra loro e con altre piante, per potenziare il loro effetto o per mitigare eventuali effetti indesiderati
(www.dottorperuginibilli.it).

Rauwfolfia, Rauwolfia serpentina – la medicina Ayurvedica la utilizza da oltre 1500 anni, ma da tempo fa anche della fitoterapia occidentale. E’ una delle piante più attive per l’ipertensione. Si utilizza la radice. Ha un’azione ipotensiva e sedativa. Purtroppo non è più disponibile, neanche su ricetta medica, nel nostro Paese. Tuttavia, nella vicina Svizzera, dove non mi pare siano meno sensibili di noi per quanto riguarda la salute dei cittadini, è tranquillamente reperibile in farmacia.

Coleus, Coleus forskohlii – altra pianta della tradizione ayurvedica. Ha proprietà antipertensive, antiaggreganti piastriniche e vasodilatatrici. E’ divenuta famosa in Occidente dopo che un suo principio attivo, il forskohlin, è stato isolato per la prima volta nel 1970. A questo sono stati dedicati decine di lavori. Ha dimostrato di essere efficace in numerose condizioni patologiche, come l’infarto, il glaucoma e l’asma bronchiale. Il valore del Coleus per l’ipertensione sta anche nel fatto che possiede una certa azione antipiastrinica e quindi fluidifica il sangue e previene la trombosi. Anche questa meravigliosa pianta è stata tolta dal mercato.

Arjuna, Terminalia arjuna, - fa parte anch'essa della tradizione erboristica ayurvedica. Ha proprietà antianginose, cardiotoniche, antiaritmiche e sedative. Mantiene il sangue fluido. Dilata le coronarie, potenzia la circolazione, mantiene il tono e il benessere del muscolo cardiaco. Indicata per la prevenzione dell’infarto, ma è utilissima anche nel post-infarto. Si usa la corteccia che, per altro, è ricca di coenzima Q-10 (vedi oltre).

Cimicifuga, Actea racemosa – ha un’azione sedativa, antispasmodica e diuretica. Migliora la circolazione e riduce la pressione arteriosa. E' spesso impiegata con altre erbe.

Kudzu, Pueraria lobata – la radice di Kudzu è utilizzata in formulazioni erboristiche cinesi per l’ipertensione. Aumenta il flusso sanguigno coronarico e cerebrale, dilata i vasi periferici e inibisce l’aggregazione delle piastrine.

Pervinca, Vinca minor – Ha un’azione ipotensiva, spasmolitica, sedativa e attivatrice del microcircolo cerebrale. L’effetto ipotensivo dipende dalla diminuzione della resistenza vascolare periferica. Più spesso usata in fomule complesse.

Cardiaca, Leonurus cardiaca – Ha un’azione ipotensiva non marcata e per questo spesso è associata ad altre piante. Possiede anche un’azione sedativa cardiaca e antiaritmica. Si utilizza soprattutto nei disturbi cardiaci associati ad ipertiroidismo.


Biancospino, Crataegus oxyacantha e monogyna - Ha un’azione antiaritmica, cardiotonica, coronarodilatatrice, sedativa e ipotensiva. Le procianidine oligomeriche (OPC) hanno un’azione antiossidante a livello delle pareti vasali. C’è chi preferisce i fiori, ritenendoli più efficaci, altri invece usano le bacche. L'impiego costante di una tintura a base di bacche è considerto ottimo nei soggetti che hanno familiarità all'ipertensione. Previene anche l'aterosclerosi.

Vischio, Viscum album - Si associa vantaggiosamente con il precedente. Ha un’azione vasodilatatrice, antispastica, ipotensiva e diuretica. Si usano le foglie.

Celidonia, Chelidonium majus - Questa papaveracea ha un’azione spasmolitica, sedativa e rilassante la mucolatura liscia. Nella cura dell’ipertensione è usata in combinazione con altre piante.

Aglio, Allium sativum - Numerosi studi clinici hanno dimostrato la sua positiva azione nella prevenzione del rischio cardiovascolare. Regolarizza la pressione arteriosa, previene la trombosi e la formazione delle placche aterosclerotiche. Il modo migliore è fare uso di aglio fresco, assumendo 2-4 spicchi al giorno, ma non tutti se la sentono. Comunque, in commercio esistono estratti secchi titolati che non danno problemi di alito.

Olivo, Olea europea – Di questa nota pianta si usano le foglie. Ha un’azione ipotensiva, per dilatazione periferica, antiaritimica e diuretica. L’effetto antipertensivo si ottiene in genere a dosaggi alti e comunque è meno marcato rispetto alle altre piante. Il più delle volte è impiegata in associazione con altre erbe.

Perla polvere ((Mukta Pishti) - non è un fitoterapico, ma viene inserito nelle preparazioni erboristiche ayurvediche. La polvere di perla è uno speciale preparato per la cura dell'ipertensione. Stabilizza le emozioni, calma la paura, riduce il senso di frustrazione, la collera ed è considerata un rigenerante tissutale.

Alle piante più spiccatamente antipertensive, se ne possono associare altre con azione complementare:
1. anticoagulanti o fluidificanti del sangue - Zenzero, ginkgo biloba, angelica cinese, meliloto, ecc.
2. adattogene (contro lo stress, ansia, eccitazione, ecc.) - Ashwagandha, luppolo, jatamansi, asparago racemoso, passiflora, valeriana, avena, bacopa, centella, melissa, ecc.
3. diuretiche - Pilosella, tè di Giava, betulla, levistico, parietaria, prezzemolo, tarassaco, tribulus, ecc.



L’Olivo è da sempre considerato pianta importantissima per i popoli mediterranei , che avevano nell’olio di quest’albero il miglior combustile per lampade e torce. Nella mitologia greca si racconta che quando gli dei gareggiarono per fare all’umanità il dono più utile, vinse Minerva, che fece nascere dalla terra appunto l’Olivo. Gli Egiziani, gli Ebrei, gli Arabi, i Greci ed i Romani attribuivano molte proprietà terapeutiche a questa pianta, che sotto forma di olio o di preparati ottenuti dalle foglie veniva impiegato nella cura di diverse malattie, sia per via interna che per applicazioni esterne. L’olio d’oliva intiepidito, ovunque venga instillato, nell’orecchio come nel retto, aiuta ad espellere le tossine liposolubili che aderiscono tenacemente alle mucose e che vengono espulse altrimenti con grande difficoltà.
L’assunzione regolare di olio d’oliva stimola la funzione della colecisti e previene la formazione di calcoli , spesso dovuta al ristagno biliare.
Particolarmente interessante è ricordare l’uso tradizionale delle foglie di questa pianta da parte dei nostri contadini. Nella consuetudine popolare del passato da esse si ricavavano tisane usate da sempre con successo nella cura dell’ipertensione arteriosa. Un medico francese dei primi decenni del ‘900 , tale Mazet, sperimentò su molti pazienti ipertesi un decotto ottenuto facendo bollire 20 grammi di foglie di olivo in 300cc di acqua, prolungando l’ebollizione fino a ridurre il volume a 200cc. Nell’80% dei soggetti vi fu un miglioramento soddisfacente e durevole. Venivano ridotte contemporaneamente la pressione sia minima che massima.


Il trattamento si rivelò utile sia per l’ipertensione essenziale che per quella di origine renale, menopausale o aterosclerotica
. Specialmente all’inizio del trattamento si ha un notevole aumento della diuresi. Gli effetti terapeutici persistono per parecchio tempo anche dopo la sospensione della cura, che va comunque adattato alla specifica situazione del paziente. Non è da trascurare il fatto che spesso questo trattamento determina anche riduzione della glicemia, dell’uricemia e del colesterolo. La riduzione della pressione non è dovuta ad un’azione deprimente sul cuore, come succede ad esempio nel caso degli abusatissimi betabloccanti, ma a vasodilatazione periferica. L’attività cardiaca viene invece di solito migliorata. La muscolatura arteriosa si rilassa e la pressione cala. Questa azione di rilascio dello spasmo vasale si esercita anche, assai utilmente, a livello coronarico e si ha quindi anche una migliore irrorazione sanguigna del muscolo cardiaco, utile anche nei soggetti con pressione normale o bassa.
(Dott. Ivo Bianchi, www.ivobianchi.org)

Integratori


Magnesio – E’ un “calcio-antagonista” naturale ed è di fondamentale importanza per mantenere i giusti equilibri minerali a livello delle cellule delle pareti vasali. Ottimo come cura e come prevenzione nei soggetti a rischio. Da assumere quasi sistematicamente. Il suo effetto sulla pressione si manifesta pienamente dopo qualche settimana.

Coenzima Q-10 - Gioca un ruolo fondamentale nella trasformazione dei nutrienti in energia. Ogni singola cellula nel corpo necessita di questo fattore, ma le cellule dei tessuti a maggiore consumo enrgetico ne hanno più bisogno, come quelle del fegato, dei reni, del pancreas e del cuore. E’ un potente antiossidante e ha dimostrato di essere efficace nel normalizzare la pressione sanguigna. Gli organi d’animali, come il fegato, il rene e il cuore, sono una fonte naturale eccellente di Q-10, ma si trova anche nei pesci e in alcuni vegetali. Ricordo che questo fattore è liposolubile e quindi necessita di un’alimentazione in cui siano presenti buone quantità di grassi, per essere assorbito a livello intestinale.

E’ anche sintetizzato dal nostro organismo, ma viene facilmente distrutto da un consumo eccessivo di zuccheri e sostanze stimolanti. I pazienti cardiovascolari necessitano di maggiori quantità di Q-10 (Proc Natl Acad Sci, 1985; 82: 901-4; Drugs Exp Clin Res, 1984; 10: 487-502). I suoi benefici nel caso di angina, ipertensione, insufficienza cardiaca, aritimie e disturbi valvolari sono stati dimostrati a partire dagli anni ’70 (J Molec Med, 1977; 2: 431-60) e poi continuamente confermati da successivi studi.
Le statine (farmaci che abbassano il colesterolo) riducono del 40% la sintesi di Q-10 nel corpo.

Vitamina C - Aumenta la produzione di prostacicline, una piccola molecola che non solo rilassa i vasi sanguigni, ma favorisce una corretta fluidità del sangue. La vitamina C è fondamentale per la salute cardiovascolare. In alcuni studi, la somministrazione regolare di vitamina C ha dimostrato di abbassare significativamente la pressione arteriosa (Lancet, 354: 1999: 2048-9).

Lisina e prolina – Sono due amminoacidi che proteggono le pareti arteriose e prevengono al formazione delle placche aterosclerotiche. La sclerosi delle pareti è spesso intimamente correlata con l’ipertensione. Sono importanti componenti del collagene e di altre molecole che danno stabilità alle pareti dei vasi. L’assunzione insieme alla vitamina C è quanto mai vantaggiosa. Con altri elementi, fanno parte della terapia cellulare del Dr Rath (M. Rath MD.Why animals don’t get heart attacks…but people do.)

Arginina – E’ un amminoacido che facilita l’azione di una piccola molecola chiamata ossido d’azoto, capace di aumentare l’elasticità delle pareti arteriose e aiutare a normalizzare la pressione.

Licopene – Un antiossidante che si trova soprattutto nei pomodori e nell’anguria. Somministrato come integratore, si è dimostrato efficiace in un campione di pazienti ipertesi di età compresa tra i 30 e i 70 anni (American Heart Journal, January 2006). Anche questo è un fattore liposolubile e quindi senza grassi nell’alimentazione viene poco o nulla assorbito.

Fermenti lattici - Diverse preparazioni hanno mostrato effetti positivi sulla pressione e sulla prevenzione cardiovascolare. Più in generale, il consumo regolare d’alimenti fermentati è di grande aiuto nella cura e nella prevenzione dell’ipertensione.

Omega-3 – Indubbiamente gli “oli di pesce” hanno dimostrato di essere efficaci nella prevenzione delle malattie cardiovascolari e, in particolare, di essere in grado di contribuire all’abbassamento dei valori pressori – circa 3.0/1.5 mm Hg - (Circulation, 1993 August, 88: 523-33). Tuttavia, l’assunzione eccessiva e prolungata di questi oli potrebbe avere degli effetti collaterali. Il mio consiglio è di non farsi prendere dalle mode del momento e di assumere dosaggi terapeutici di omega-3 (nel caso dell’ipertensione si aggirano sui 5 g al giorno) solo sotto controllo medico.

Anche la Micoterapia dà risultati sorprendenti, e può essere utile.




Auricularia, Cordyceps, Reishi e Polyporus
: decine di ricerche Scientifiche prodotte dimostrano il miglioramento di chi soffre di pressione arteriosa elevata, con la Micoterapia ed in primis con Auricularia e Cordyceps, che sono i funghi salutari più ricchi di principi tonici del cuore e della circolazione.
Di conseguenza il medico che verifica questa evoluzione positiva spesso riduce gradualmente le terapie chimiche convenzionali.

Principi attivi :
- l
’adenosina e la guanosina agiscono: (Reishi e Auricularia) con azione di vasodilatazione significativa, che riduce la pressione arteriosa e spesso la normalizza nei casi lievi.
-
Alcuni Terpenoidi: (Reishi) possiedono proprietà ACE-inibitorie perché vanno a riequilibrare le cellule che si trovano a livello dei meccanismi renali di regolazione, dove si trova un equilibrio tra angiotensina I° angiotensina II°, gli enzimi convertasi ecc.

L'alimentazione


I vegetariani affermano che la loro dieta aiuta a curare e prevenire l’ipertensione, così come effettivamente proverebbero alcuni studi. Tuttavia, c’è il sospetto che non sia tanto l’esclusione della carne e dare risultati positivi, ma piuttosto lo stile di vita complessivamente più salutistico (health conscious) che molti vegetariani seguono: consumo di alimenti bio, molta frutta e verdura, cure naturali, ricerca di armonia e ambienti meno inquinati, tecniche di rilassamento, meditazione, ricerca e pratiche spirituale, ecc. Non si tratta quindi di confrontare un qualsiasi campione di popolazione che mangia carne con uno che non la mangia, ma di prendere in considerazione un gruppo molto selezionato dai consumi e stile di vita consapevoli che di fatto enficia totalmente i risultati di questi studi. Quello che conta, quindi, non è escludere o meno la carne, ma piuttosto curare lo stile di vita nella sua globalità.

Per altro, diversi studi dimostrano che il fattore decisivo per la prevenezione del rischio cardiovascolare è l’aumento del consumo di verdura e frutta fresca, ricche di antiossidanti e potassio, piuttosto che l’esclusione della carne e dei famigerati grassi animali (BMJ, 1996; 312: 1479; BMJ, 1996; 312: 478-81; JAMA, 1995; 274: 1197; Lancet, 2002; 359: 1969-74). Per quanto riguarda il consumo di proteine poi, il mito per cui un loro eccesso sia la causa dell’ipertensione è del tutto privo di fondamento, così come dimostrato da alcuni studi (Circulation, 1996;94(7):1629-34; Circulation, 1996, 94(10):2417-23).

Una cosa è certa, l’ipertensione si associa molto spesso al sovrappeso e quindi una dieta s’impone quasi sempre. Si calcola che ogni kg perso abbassi la pressione di 1 mm Hg.


Il problema del sale alimentare
Certamente l’uomo moderno consuma molto più sale del passato. Ad essere in eccesso non è tanto quello che si aggiunge all' insalata e alle normali pietanze, ma quello “occulto” che si nasconde nei cibi conservati o confezionati. Addirittura anche le merendine, i cereali del mattino e altri cibi dolci di tipo commerciale contengono spesso notevoli quantità di sale. Ufficialmente si consiglia un consumo giornaliero di non oltre 5-6 g di sale, corrispondente ad un cucchiaino, mentre molti di noi viaggiano tranquillamente sugli 8 -10 grammi.

Non tutti sono d’accordo che il sale sia la causa dell’ipertensione. Piuttosto credono che il problema riguardi alcuni soggetti sensibili e non tutta la popolazione (per esempio, più gli uomini che le donne). Inoltre, c’è chi mette in guardia dai pericoli di una dieta troppo povera di sale. Anche i sostituti del sale, ricchi di potassio, possono rappresentare un pericolo, se consumati in eccesso, così come hanno dimostrato dei ricercatori olandesi (BMJ, 2003; 326: 35-6).

Bisognerebbe riuscire a far capire alle persone l´importanza di diminuire l´assunzione giornaliera di sale di appena tre grammi e si eviterebbero tantissimi ictus, infarti e decessi causati da eventi cardiovascolari.
Lo afferma lo studio recentissimo appena pubblicato sul New England Journal of Medicine ad opera di Kirsten Bibbins-Domingo dell´University of California di San Francisco.
E´ stato anche calcolato di quanto questa riduzione di sale farebbe evitare, in un paese come gli Stati Uniti, le patologie ad esso collegate: 99 mila infarti in meno, 66 mila ictus in meno, 92 mila morti in meno. E comunque basterebbe ridurre anche di un solo grammo di sale al giorno tale assunzione, per garantirci una elevata riduzione di queste patologie, con un miglioramento della salute pubblica.

Raggiungere questa nuova abitudine alimentare non è comunque cosa semplice... Infatti sappiamo che oltre la metà del sale ingerito proviene da cibi preconfezionati dalle industrie. E comunque il palato del mondo occidentale si è talmente adattato al sapore del sale, che i consumi a testa possono addirittura superare i 10 grammi al giornalieri, quando la dose massima raccomandata sarebbe circa cinque grammi!

Potassio ed ipertensione
Diversi studi hanno dimostrato che non è tanto un eccesso di sale alimentare (cloruro di sodio) a favorire l'ipertensione, quanto uno squilibrio del rapporto potassio/sodio nella dieta. La dieta dei paesi industrializzati contiene cioè troppo sodio e troppo poco potassio.

In natura il rapporto sodio/potassio è ancora più a favore del potassio (per esempio nelle patate è di 130/1, nelle arance 263/1 e nelle banane addirittura 440/1).
Esiste una correlazione inversa tra l'aumento della pressione arteriosa e l'assunzione di potassio o il rapporto di escrezione urinaria sodio/potassio. Infatti, un adeguato apporto di potassio è necessario per mantenere un'efficace omeostasi del sodio.

E' stato dimostrato che soggetti giovani normotesi con scarso apporto di potassio (10 mEq/die) erano meno capaci di eliminare un carico di sodio di quando assumevano 90 mEq/die (3,5 g.) di potassio (Krishna et al., 1989).

Un aumento dell'apporto di potassio a 65-100 mEq riduce la pressione arteriosa in soggetti normotesi ed ipertesi ed aumenta l'escrezione urinaria di sodio (Cappuccio et al., 1991).

E' stato calcolato che un aumento di apporto di potassio da 60 ad 80 mEq./die (da 2,3 a 3,1 g/die) dovrebbe determinare una riduzione di 4 mmHg della pressione sistolica media, e portare ad una riduzione del 25% dei decessi correlati all'ipertensione


L' attività fisica
E’ importante, anche se negli ultimi anni sempre più viene dimostrato che non è necessario diventare dei fanatici del movimento per rimanere in forma e prevenire le malattie. L’esercizio isometrico, come il sollevamento dei pesi, andrebbe evitato, perché aumenta la pressione sanguigna, soprattutto se si trattiene il respiro quando si fa lo sforzo. Camminare, fare escursioni, nuotare, andare in bicletta e altri sport all’aperto sono ottimi, ma se fatti con regolarità...una volta ogni tanto serve a poco. Fare attività fisica regolare tra i 18 e i 30 anni riduce la possibilità di sviluppare l’ipertensione nei successivi 15 anni (CARDIA study. Am J Public Health 97(4), 2007)



Chi soffre di pre-ipertensione può riportare nella norma i propri valori pressori semplicemente introducendo piccoli cambiamenti nello stile di vita. L'approccio non farmacologico, utile in questi casi, si basa su alcuni punti chiave.

1) RIDUZIONE DEL PESO CORPOREO:
L’obiettivo è il mantenimento di un iindice di massa corporea (BMI o IMC) compreso tra 18,5 e 24,9 kg/m2. Tale valore si calcola dividendo il peso in Kg del soggetto con il quadrato dell'altezza espressa in metri.

Per ogni 10 kg persi si ha una riduzione della pressione, sia massima che minima, che varia dai 5 ai 20 mmHg
. In altri termini si può considerare una riduzione di 1mmHg della pressione per ogni kg perso.



Per tenere sotto controllo l'ipertensione è molto importante controllare non solo il peso corporeo totale, ma anche altri parametri come la distribuzione del grasso corporeo. Il BMI non tiene infatti conto della massa muscolare del soggetto e non fornisce alcun dato sulle zone in cui l'accumulo di adipe è maggiore.


Per un iperteso il grasso più pericoloso è quello che si accumula nel ventre formando il pancione tipico del sesso maschile (obesità androide o viscerale). Per ottenere una stima sulla reale distribuzione del grasso corporeo è sufficiente misurare il proprio giro vita. Se questo supera i 102 cm nei maschi e gli 88 per le femmine, si può generalmente parlare di obesità androide e di conseguenza, di elevato rischio cardiovascolare.

Un altro indice molto più affidabile nel valutare la distribuzione del grasso corporeo è il WHR, un dato che esprime il rapporto tra la circonferenza della vita e la circonferenza dei fianchi.
Il rapporto vita/fianchi dovrebbe essere inferiore a 0,95 per gli uomini e 0,8 nelle donne.

Riportare o mantenere il proprio peso corporeo nella norma è dunque uno dei principali segreti per proteggersi dall'ipertensione.

2) ADOZIONE DELLA DIETA DASH: questo termine, che non ha nulla a che vedere con i detersivi, è l'acronimo di Dietary Approaches to Stop Hypertension, una particolare strategia alimentare appositamente studiata per la cura dell'ipertensione. I punti cardine di questa dieta sono diversi e comprendono il consumo di pasti ricchi di frutta e verdura, poveri di grassi (soprattutto animali), alcolici, sodio e zuccheri. Un simile approccio alimentare, oltre a tenere sotto controllo la pressione, favorisce anche la riduzione del grasso in eccesso.

3) RIDUZIONE DEL SODIO NELLA DIETA: anche i più golosi che non vogliono assolutamente privarsi di certi alimenti o seguire diete particolari, possono trarre numerosi benefici semplicemente riducendo l'aggiunta di sale negli alimenti. In termini quantitativi, ridurre l’apporto di sodio nella dieta a non più di 100 mmol/die (= 6 g di cloruro di sodio) permette di ridurre la pressione di 2-8 mmHg.
Ovviamente il sale si trova anche in numerosi prodotti alimentari preconfezionati (frutta secca, insaccati, snack ecc.) per cui andrebbe limitato anche il consumo di questa categoria di alimenti.

4) LIMITAZIONE DEI GRASSI SATURI nella dieta (grassi animali come burro, insaccati, carni grasse, latticini ecc.) a favore di quelli monoinsaturi e polinsaturi (olio di oliva, olio di semi, pesce ecc.). Un altro fattore di rischio importante che occorre controllare è la dislipidemia. Si tratta di un quadro molto pericoloso in cui i livelli di colesterolo totale nel sangue superano i 250 mg/dl e contemporaneamente la frazione cattiva (LDL) supera i 155 mg/dl e quella buona (HDL) rimane al di sotto dei 40 mg/dl negli uomini e a 48mg/dl nelle donne. La contemporanea presenza di ipertensione e dislipidemia è molto pericolosa per la salute del cuore e del sistema cardiocircolatorio in genere.

5) MODERARE IL CONSUMO DI ALCOLICI:
l’alcol se assunto a piccole dosi, quasi fosse un rimedio omeopatico, sembra avere un effetto protettivo sull'ipertensione grazie alle sue proprietà vasodilatanti. L'importante e non eccedere con le quantità, cioè non bere più di un quarto di vino, mezzo litro di birra, o due bicchierini (per le donne o uomini molto esili tali quantità vanno dimezzate).
Il consumo di alcolici non va dunque abolito ma mantenuto i a dosi razionali.

6) ATTIVITÀ FISICA Una regolare attività fisica aerobica, come il camminare sostenuto per almeno 30 minuti al giorno tre giorni alla settimana, permette di ridurre la pressione di 4-9 mmHg. Per approfondire l'argomento vedi: ipertensione e sport

7) EVITARE FUMO E DROGHE: il fumo e le droghe in genere, contengono sostanze eccitanti che stimolano l'azione adrenergica. Non a caso, tanto per citare un esempio, le conseguenze più gravi della cocaina sono l’infarto del miocardio, l’insufficienza renale acuta e la crisi ipertensiva.


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