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Simona Oberhammer
E' naturopata e ricercatrice indipendente. Ha seguito anche un percorso al femminile. La naturopatia è quindi la sua professione e la via femminile la sua passione. La dottoressa ha effettuato i suoi studi e le sue ricerche internazionalmente in diversi paesi quali Stati Uniti, Germania, Inghilterra, Austria. Gli studi, le ricerche internazionali e il percorso personale sono stati la base per l’elaborazione e la creazione di nuovi sistemi e metodi terapeutici. I più importanti sono La Via Femminile® e Naturopatia Oberhammer®.

http://simonaoberhammer.com




La menopausa è una fase naturale della vita di una donna. Se è vero che con essa ha termine la vita fertile (nel senso della possibilità di procreare), è altrettanto vero che non cessa invece la fertilità del proprio esistere, delle proprie azioni e delle proprie funzioni intellettuali. La menopausa non è certamente una malattia, anche se il cambiamento del quadro ormonale può determinare qualche problema vascolare, nervoso o metabolico di qualche rilievo, spesso associato a fastidi o disturbi più o meno gravi che richiedono sostanzialmente un intervento di riequilibrio che accompagni e adatti l'organismo al nuovo stato. Ci sono numerosi prodotti naturali che possono aiutare ad accompagnare questa fase transitoria di disagio, e spesso anche a curarla e risolverla completamente. Come per la sindrome premestruale, anche i sintomi legati alla menopausa variano da donna a donna.

Il sintomo più significativo è rappresentato dalle
vampate di calore, a questo possono unirsi irregolarità mestruale, insonnia, nervosismo, depressione, diminuzione del desiderio sessuale e secchezza vaginale. Grazie alla moderna fitoterapia, esistono rimedi naturali molto efficaci nell'aiutare le donne ad affrontare questo periodo della vita così delicato. Tra questi, l'estratto di soia (Isoflavoni della soia) è uno dei migliori.


Importanti anche: la Cimicifuga, alcuni minerali come il Manganese, il Cobalto e il Litio, l'Olio di Oenothera, alcune vitamine come le Vitamine del gruppo B e molti altri. Diverse osservazioni di natura epidemiologica condotte su popolazioni orientali che consumano grandi quantità di soia hanno evidenziato una forte riduzione dello sviluppo dei disturbi climaterici, dell'osteoporosi, di neoplasie al seno, all'utero e all'intestino. E' auspicabile che l'uso di questi prodotti, soprattutto per le donne over 50, diventi abituale anche per noi occidentali.


Gli
Isoflavoni di soia sono sostanze estratte dalle proteine della soia, ricca di sostanze flavonoidi, sostanze naturali che svolgono un'attività simile a quella degli ormoni femminili (estrogeni). L'efficacia degli Isoflavoni di soia nel diminuire i disturbi legati alla menopausa, sono stati confermati da diversi studi clinici. Oltre ad attenuare i disturbi neurovegetativi (ansia, nervosismo, insonnia), aumentano l'assorbimento intestinale del calcio e aiutano a prevenire l'osteoporosi. Al contrario degli ormoni di origine sintetica, gli Isoflavoni estratti dalla soia, non provocano aumento di peso.

In associazione con i fitoestratti di soia, i Frutto - oligosaccaridi aiutano a mantenere sana la flora batterica intestinale, migliorando l'assorbimento degli Isoflavoni di soia e contrastando i problemi di irregolarità intestinale, spesso presenti in menopausa.

Uno studio clinico ha valutato l’effetto degli isoflavoni di soia sulla mucosa uterina di donne in menopausa. Sono state arruolate 50 pazienti, che prendevano per bocca un estratto secco titolato di soia capace di fornire 80 mg al giorno di isoflavoni o un placebo per 1 anno. Esse venivano sottoposte a studio della mucosa uterina per via ultrasonica (ecografia) e per isteroscopia (cioè un esame che permette di visionare direttamente l’utero inserendo in esso un apposito strumento) prima della terapia, dopo 6 mesi e al termine della terapia stessa. Al termine dello studio le caratteristiche della mucosa uterina non erano diverse da quelle registrate prima della terapia. Lo studio indica che gli isoflavoni di soia sono ragionevolmente sicuri a livello uterino.
Torella M. et al. Valutazione dell’effetto degli isoflavoni di soia sulla mucosa uterina in donne in menopausa. Minerva Ginecol. 60(4):281-285, 2008

Per un'integrazione ancora più completa ed efficace: Vitamine del gruppo B, Vitamina D e Magnesio, che favorisce un buon funzionamento del sistema nervoso e ha una buona funzione antidepressiva. La soia è particolarmente ricca di fitoestrogeni ma, ovviamente, non è l'unico vegetale a contenerli. Si trovano ad esempio, seppur in quantità minori, in altri legumi come i piselli; in molti cereali come segale, orzo, riso, grano saraceno, avena; in diverse verdure come carota, patata, finocchio, pomodoro, aglio e cipolla; in molta frutta come mela, ciliegia, mora, lampone, mirtillo, uva, arancia e limone.

La perdita di massa ossea che causa l'
osteoporosi oltre ad essere contrastata dai fitoestrogeni può essere combattuta con il consumo di altri prodotti, soprattutto latte e formaggio. Tuttavia va ricordato che questa categoria alimentare, oltre ad essere ricca di calcio, contiene quantità eccessive, di acidi grassi saturi (notoriamente non salutari per il sistema cardiocircolatorio), di sodio e di proteine (che incrementano la perdita di calcio urinario). Il modo migliore per tutelare il sistema scheletrico in menopausa consiste nel consumare, oltre alla soia, latte scremato, formaggi spalmabili e mozzarella, legumi, frutta secca, e acque ricche di calcio ma con basse concentrazioni di sodio.

ALTRI RIMEDI UTILI

Salvia officinalis: si può usare sia in tintura madre (25-30 gocce 2 volte al giorno per lunghi periodi), sia preparandone un infuso (3 abbondanti prese in un litro d'acqua bollente da filtrare dopo 10 minuti) e bevendone da 1 a 3 tazze al giorno. Ha un'ottima azione sulle conseguenze delle vampate e in particolare sulla sudorazione.
Biancospino: per un'azione generale sulla circolazione, berne un infuso preparato con 1 presa di fiori e bacche in 1 tazza d'acqua bollente per 10 minuti; per un'azione più intensa sulle palpitazioni è indicato Crataegus oxyacantha 1 D macerato glicerinato (sempre di biancospino si tratta), alla dose di 30-50 gocce 2 volte al giorno. Per un'azione efficace di rilassamento generale e per limitare gli stati d'ansia senza perdite di vitalità si sceglierà l'estratto fluido di biancospino, da assumere durante i tre pasti alla dose di 5-15 gocce.

Eleutherococcus senticosus e Ginseng: sono le radici di due piante simili, di cui la prima è senz'altro più adatta alla tipologia femminile; entrambe stimolano le ghiandole surrenali con un'azione simile a quella della salvia. Se ne può prendere la radice per assunzione diretta, in ridotte quantità giornaliere, oppure se ne può fare un decotto (10 minuti con 0,5 g di radice) da bere 1 volta al giorno per periodi di 4-5 settimane seguite da un uguale periodo di riposo. In alternativa, si può usare la tintura madre al dosaggio di 20 gocce 2 volte al giorno, sempre a cicli. Degli stessi prodotti si possono usare anche le compresse di radice (2 al giorno).

Olio di Oenothera biennis (repunzia):
va assunto per periodi di almeno 3, 4 mesi. Utilissimo per i gonfiori premestruali, come l'angelica, il suo uso può essere risolutivo anche in moltissime condizioni legate alla menopausa.

Oligoelementi
Per favorire la transizione dell'organismo al nuovo stato, può essere utile assumere alcuni oligoelementi che esplicano un'azione di regolazione sul sistema neurovegetativo, limitando alcune delle manifestazioni sintomatiche più comuni quali le vampate, le variazioni del tono dell'umore o l'aumento di peso collegato alla facilità di ritenzione dei liquidi. I minerali più indicati per accompagnare la fase menopausale sono
Manganese-Cobalto e Zinco-Rame, oppure Manganese Zinco-Rame da assumere alternati 1 dose al giorno per 2 mesi, e poi per altri due mesi con una pausa di 1 mese nel mezzo.
Il Selenio, che conviene utilizzare come integratore perché è una sostanza di cui il territorio italiano è marcatamente povero, è importante anche per l'organizzazione dell'equilibrio reciproco di altri minerali, tra i quali Fosforo, Calcio e Magnesio.

Sempre utili anche altre vitamine del gruppo B come la
B1, e la B6, le vitamina C, D, E, calcio, fosforo e magnesio presenti in molti alimenti.

Osteoporosi: prevenire con l'alimentazione naturale (tratto dal sito Biologia e Alimentazione)


L'unico metodo per combatterla è un'efficace prevenzione e in questo l'alimentazione naturale può svolgere un ruolo di primo piano. Prevenzione basata su due capisaldi: l'attività fisica (il moto stimola la formazione della massa ossea) e l'alimentazione (una dieta ricca di calcio). L'Oms raccomanda l'assunzione di almeno 800-1.500 mg al giorno di calcio. Ma quali sono i cibi e qual è la dieta che assicura il miglior apporto di calcio? Viene subito da pensare al latte e ai formaggi, in realtà non è così. L'osteoporosi è la più frequente delle malattie metaboliche delle ossa. Concretamente si tratta di una riduzione della massa e della densità dell'osso. In altre parole, si registra una rarefazione della trama, l'osso colpito si presenta rarefatto, bucherellato, e contemporaneamente vi è una riduzione del numero e dello spessore delle trabecole dell'osso spugnoso. La conseguenza diretta di questo stato di cose sono le fratture: le ossa più colpite sono le vertebre e il collo del femore.




Esercizio fisico
Praticare ginnastica in forma dolce è molto utile, poiché l'esercizio è fondamentale per stimolare la fissazione del calcio nelle ossa. E' stato dimostrato che donne in menopausa hanno beneficiato di un aumento di densità ossea delle vertebre lombari pari al 5,2% in seguito a 9 mesi di ginnastica che consisteva di esercizi della durata di 50-60 minuti per tre volte alla settimana. Gli esercizi più efficaci per prevenire l'osteoporosi sono quelli che prevedono il "trasporto del proprio peso". Quindi sono molto utili le passeggiate, lo jogging, l'aerobica, il ballo; mentre non danno il risultato sperato il nuoto e gli esercizi da seduti e da sdraiati.

Per quanto riguarda il
ruolo del calcio è interessante osservare che nell'osteoporosi quasi sempre i livelli di calcio nel sangue (calcemia) sono normali, quindi compresi tra i 9 e i 10 mg/dl. L'organismo funziona sempre in base a delle priorità, una di queste è il calcio ematico circolante (contenuto nel sangue) che è indispensabile per l'attività del muscolo, quindi anche del cuore, per la coagulazione del sangue ed altre funzioni vitali. Non è dunque il calcio presente in questa forma che può essere idoneo a rifornire la matrice ossea, pertanto consumare il calcio derivante dal latte vaccino e dai suoi derivati non risolve il problema, anzi in alcuni casi può addirittura peggiorare la situazione. Questo perché un'altra fondamentale priorità del nostro organismo è il mantenimento del pH del sangue a livelli leggermente alcalini.

Il pH ideale è compreso tra 7.39 e 7.41, i limiti estremi sono compresi tra 7.1 e 7.8 superando i quali, con un eccesso di acidità o di alcalinità, compaiono sintomi seri, pertanto esistono dei meccanismi di compensazione che hanno la funzione di mantenere il pH a livelli adeguati. L'alimentazione moderna comprende cibi raffinati e molto proteici che lasciano molti residui acidi che il corpo si trova costretto a neutralizzare in vario modo. In primo luogo, l'eccesso di acidi viene compensato dal sodio il cui serbatoio naturale è il muscolo; in seconda istanza viene consumato il fosforo, e se l'acidosi persiste l'ultimo baluardo della riserva alcalina è proprio il calcio che viene mobilizzato dall'osso. Per questo motivo un eccesso di latte vaccino e derivati, in quanto acidificanti, può sottrarre calcio dalla matrice ossea per ristabilire un pH normale all'interno dell'organismo. Se anche il calcio non basta, per ridurre l'eccesso di acidità l'organismo libera ammonio dai reni, si tratta però di una soluzione, che crea più danni che benefici, in quanto l'ammonio si diffonde principalmente nelle strutture adipose e va a legarsi ai ricettori destinati ad accogliere il GH, un ormone molto importante che svolge una preziosa funzione contro l'invecchiamento.

Sì, a verdure e cereali integrali
In questo modo, minerali preziosi vengono sottratti all'organismo per tamponare errori alimentari, il GH non può svolgere la sua importante funzione anti-invecchiamento, i cicli metabolici vanno in esaurimento e questo apre le porte non solo all'osteoporosi, ma anche alle più diverse malattie.


I semi in cucina

Sesamo - Da sempre utilizzati in Sicilia, l'unica regione italiana dove vengono ancor oggi coltivati, per aromatizzare e guarnire il pane, i semi di sesamo, sono forse i meno conosciuti tra i semi oleosi. In alimentazione naturale, vengono utilizzati sia interi, leggermente tostati, per guarnire le pietanze, sia finemente macinati e mescolati con il sale (gomasio) come condimento. Il sesamo è caratterizzato da un elevato contenuto di proteine (18,7%), grassi (53,5%) e carboidrati (15,6%), elementi che conferiscono a questo seme un potere calorico di tutto rispetto (595 kcal). Anche la dotazione di Sali minerali risulta superiore alla media degli altri semi oleosi, grazie al contenuto record di calcio (815 mg), fosforo (477 mg), magnesio (815 mg) e ferro (20,1 mg). Assai interessante appare anche la dotazione di vitamina B1 (0,92 mg), B2 (0,47 mg) e PP (6,9 mg). Unico inconveniente di questo prezioso seme oleoso è la presenza di sesamolo, una sostanza potenzialmente cancerogena che si forma durante il processo di tostatura. Per ridurre al minimo la sua presenza è però sufficiente effettuate una tostatura assai leggera, in modo da evitare la formazione di sostanze tossiche.


Girasole - Insieme alle mandorle, i semi di girasole costituiscono il frutto oleoso dotato di minore potere calorico (557 kcal), grazie al bassissimo tenore di grassi (45,6 %), inferiore a quello di qualsiasi altro seme oleoso. Elevato risulta invece il contenuto di proteine (20-28%) e di carboidrati (23,5%). Ciò che distingue i semi di girasole da altri alimenti dello stesso gruppo è il ricchissimo patrimonio vitaminico, uno dei più elevati del mondo vegetale. In particolare nei semi di girasole troviamo la rarissima vitamina B12 (4 mcg), pressoché assente negli altri alimenti di origine vegetale, e un contenuto record di vitamina B1 (1,36-2,2 mg), il più elevato in assoluto tra tutti gli alimenti. Buoni anche i valori di vitamina A (40 mcg), D (22 mcg), E (31 mg) e PP (3,3 mg). I semi di girasole si distinguono anche per il ricco tenore di sali minerali inferiore solo a quello del sesamo. Numerose ricerche hanno evidenziato nei semi di girasole una cospicua presenza di acido clorogenico, in grado di inibire l'attività della tripsina e dell'arginasi e quindi l'assimilazione delle
proteine e delle vitamine, ma come altri inibitori degli enzimi digestivi, l'acido clorogenico svolge anche una preziosa azione di protezione dell'organismo sia come antibatterico e antinfettivo, sia come agente antitumorale e antimutageno.



Zucca
- Una segnalazione meritano anche i semi di zucca, da sempre considerati tra i semi oleosi i "parenti poveri" del gruppo. Eppure si tratta di alimenti dotati di un contenuto di proteine (18,7%), carboidrati (24 %) e grassi (50,5 %) di tutto riguardo. Elevato risulta anche il contenuto di Sali minerali tra cui spicca il ferro (8,9 mg), lo zinco e il fosforo. In particolare, i semi di zucca decorticati, risultano ricchi di cucurbitina che oltre a svolgere un'efficace azione vermifuga, specialmente nei confronti della tenia, secondo alcuni ricercatori (Pedretti, Debuigne) svolgerebbe un'utile azione anticancerosa nei confronti dell'ipertrofia della prostata.

Caigua effetti su colesterolo e trigliceridi


La Caigua, il cui nome botanico è Cyclantera pedata, appartiene alla famiglia delle Cucurbitacee; tale famiglia e costituita da 100 generi ed oltre 750 specie. Esiste una notevole diversità genetica all'interno della famiglia, diversità che riguarda sia le caratteristiche vegetative sia riproduttive; il range d'adattamento ambientale, per le specie appartenenti, comprende regioni tropicali, subtropicali, deserti aridi e zone temperate, poche specie si sono adattate alle elevate altitudini (2000 m).


Nello specifico, la Cyclantera pedata, chiamata anche Korila, melone selvaggio, Caihua, Achoccha, e una pianta annuale, si adatta facilmente al freddo e alle elevate temperature ma e anche facilmente coltivata in zone tropicali e subtropicali. É solitamente coltivata nel sud e centro America.
Le foglie sono glabre e profumate; i frutti sono di colore verde chiaro con venature di un verde più scuro; i semi sono collegati ad un'unica placenta e sono circa 12. I semi sono
generalmente rimossi ed i frutti sono mangiati crudi o cotti. Le specie appartenenti alla famiglia delle cucurbitacee sono note per essere fonte di metaboliti secondari.

Esistono situazioni fisiologiche come la menopausa, dove ci sono cambi nel quadro lipidico come conseguenza della diminuzione nella produzione estrogenica delle ovaie. In queste circostanze, il colesterolo sierico totale s'incrementa come conseguenza di un aumento nella frazione LDL-colesterolo ed una riduzione della frazione HDL-colesterolo; questo cambio nel quadro lipidico è anche associato ad un maggior rischio di malattia cardiaca coronarica. La prevalenza della malattia cardiaca coronarica è relativamente bassa fra le donne in pre-menopausa però s'incrementa significativamente durante la post-menopausa.

La dieta è il metodo preferito per il trattamento dell'ipercolesterolemia ma in molti casi risulta insufficiente per ridurre i livelli del colesterolo a valori inferiori a 250 mg/dl, per il quale si utilizzano farmaci con proprietà riduttrici del colesterolo. Tra questi agenti si trovano i clofibrati , la colesteramina, l'acido nicotinico, il gemfibrozil, la simvastatina, ed il fosinopril, un inibitore dell'enzima convertitore d'angiotensina.

Questi farmaci hanno gli inconvenienti d'avere effetti collaterali, e la maggioranza di essi incrementano i livelli di HDL-colesterolo, solamente in forma lieve o moderata, per questo si è tentato nei prodotti naturali, la ricerca d'altre sostanze con proprietà riduttrici del colesterolo-LDL ed elevatrici della frazione colesterolo-HDL.


Per secoli i peruviani hanno utilizzato molte piante per curare le malattie; tra le quali
la caigua è stata utilizzata per la cura dell’ipercolesterolemia, ed è d’uso comune tra le persone che soffrono di questa patologia.

Recentemente si è svolto uno studio a doppio cieco utilizzando la caigua disidratata ed incapsulata e cercando di determinare il suo effetto sul profilo lipidico trovando che, la cura con la caigua disidratata diminuisce del 18,3 % il colesterolo sierico totale, del 23 % la frazione LDL-colesterolo e produce un aumento della frazione HDL-colesterolo del 42 %. Non si sa tuttavia se questo prodotto naturale ha alcun effetto ripristinante le dislipidemie causate dalla cessazione della funzione ovarica. Se fosse efficace il trattamento sarebbe di gran rilevanza nella salute pubblica considerando la percentuale importante di donne che attualmente vivono nella post-menopausa e che pertanto si troverebbero in un rischio maggiore di malattia cardiovascolare per disturbi nel profilo lipidico.

Il presente studio è stato disegnato con due propositi, il primo per determinare il profilo lipidico in donne post-menopausa e compararlo con quello di donne che mestruano regolarmente, ed il secondo, per determinare l'effetto della cura con capsule di caigua disidratata sui livelli di colesterolo sierico totale, la frazione LDL-colesterolo, la frazione HDL-colesterolo, ed i livelli di trigliceridi in donne post-menopausa.

Le statine possono aumentare il rischio di diabete

L’uso di statine aumenta in modo significativo il rischio di diabete nelle donne in menopausa. Questo è il risultato di un recente studio che indica un rischio di diabete del 48% più elevato nelle donne che assumono farmaci per ridurre il colesterolo.

Secondo gli autori le statine vengono utilizzate troppo e soprattutto troppo spesso in condizioni in cui dieta, esercizio fisico e nutraceutici sarebbero più che sufficienti per ottenere un risultato clinico adeguato senza rischi di effetti collaterali. Per ogni paziente andrebbero dunque soppesati rischi e benefici e non bisognerebbe mai procedere con troppa fretta alla prescrizione di una terapia farmacologica se ci sono altre strade meno invasive per ottenere i risultati necessari.

Che le statine possano causare problemi muscolari è noto da tempo.
Nel bloccare la produzione di colesterolo, le statine inibiscono anche la sintesi di coenzima Q10, un cofattore e antiossidante fondamentale per la produzione di energia cellulare. Per questo tutti i pazienti che assumono statine (e badate bene in alcuni casi sono fondamentali) dovrebbero assumere anche coenzima Q10.


Ma ora emerge un altro effetto collaterale potenzialmente ben più grave che è quello appunto di aumentare il rischio di diabete. In questo studio, che fa parte del Women Health Initiative, sono stati presi in considerazione i dati di 153.840 donne in menopausa con età compresa tra i 50 e i 79 anni e non sono state osservate differenze significative tra i diversi tipi di statine assunte dalle partecipanti. Tutte possono contribuire ad aumentare il rischio di diabete in modo significativo.

Ricordiamo quindi che in molti casi cambiare nutrizione, introdurre un regolare esercizio fisico, usare nutraceutici a base di riso rosso fermentato e berberina e altri nutrienti come per esempio gli acidi grassi omega 3 può avere un impatto importante nel ridurre il colesterolo e il rischio cardiovascolare, senza indurre effetti collaterali ma al contrario migliorando contemporaneamente la salute. Del resto anche le recenti linee guida europee di cardiologia, sottolineano come la terapia iniziale nelle ipercolesterolemie non gravi possa essere quella basata su nutracetici.

Per chi volesse approfondire: Culver AL, Ockene IS, Balasubramanian R, et al. Statin use and risk of diabetes mellitus in postmenopausal women in the Women’s Health Initiative. Arch Intern Med 2012; DOI: 10.1001/archinternmed.2011.625. Available at: http://archinte.ama-assn.org/.

CALCIO, VITAMINA D ED ESTRATTO DI BAMBÙ PER IL TROFISMO DELLE OSSA.

CALCIO: il minerale delle ossa

Il 99% del calcio presente nell'organismo si trova nel tessuto osseo, mentre il restante 1% circola nel sangue e nel citoplasma cellulare e regola attività vitali, quali la contrazione muscolare, la conduzione dell'impulso nervoso, la liberazione dei neurotrasmettitori, la coagulazione del sangue ed il mantenimento dell'integrità delle membrane. Da qui l'importanza di assicurare al nostro organismo un bilanciato apporto di calcio, proveniente dalla dieta e, nelle situazioni di maggior fabbisogno, da una specifica integrazione alimentare. Le carenze di calcio, infatti, sono molto diffuse soprattutto nelle donne, nei soggetti anziani che seguono un'alimentazione squilibrata, nei soggetti intolleranti al latte e a chi segue, anche a periodi, regimi di dieta dimagrante.

Nell'assumere un integratore minerale di calcio è doveroso controllare l'effettivo contenuto in calcio poiché un'assunzione inadeguata o eccessiva può determinare una ipercalcemia con sintomi che possono includere cefalea, stitichezza, secchezza delle fauci, inappetenza-stanchezza e sonnolenza, o che possono causare squilibri metabolici anche gravi.

Il sale più usato nell'integrazione di calcio è il carbonato, ma il sale meglio assorbito dal nostro organismo risulta essere il citrato. La sua somministrazione è utile non solo per prevenire o trattare l
'osteoporosi, ma anche alle donne in gravidanza e in allattamento, ai ragazzi in crescita e nel consolidamento delle fratture da trauma.

VITAMINA D: per favorire l'assorbimento del calcio.


E' una vitamina liposolubile presente in due forme principali:l'ergocalciferolo (vitamina D2), che deriva dall'ergosterolo ed è presente nei vegetali, e il colecalciferolo (vitamina D3), che deriva dal colesterolo ed è sintetizzato dagli organismi animali per effetto dei raggi solari. Le sue funzioni principali sono: la stimolazione dell' assorbimento del calcio e del fosforo a livello intestinale, la regolazione in sinergia con l'ormone paratiroideo dei livelli plasmatici di calcio e il mantenimento di un'adeguata mineralizzazione dello scheletro.

Nelle situazioni in cui la sintesi endogena di vitamina D3 è insufficiente (specifiche condizioni climatiche, abitudini di vita, età, paesi nordici), occorre intervenire con la dieta e/o con una specifica integrazione. Un segnale precoce di carenza è rappresentato principalmente da una diminuita concentrazione serica di calcio e fosforo (come risultato del diminuito assorbimento a livello intestinale), che può comportare ipocalcemia.
Segni più tardivi invece si estendono ad una inadeguata mineralizzazione dello scheletro (rachitismo o osteomalacia), debolezza muscolare, dolori e deformazioni alle ossa. In particolare gli anziani rischiano carenze gravi, sia per mancanza di esposizione alla luce solare, sia per a diminuita capacità di sintesi endogena legata all'avanzare dell'età. L'integrazione è pertanto consigliabile.

BAMBU': una miniera di silicio per le ossa


Il
bambù (Bambusa vulgaris L.) è una pianta particolarmente ricca in silicio (circa il 70%, superiore tutte le altre fonti vegetali fino ad ora utilizzate). Il silicio è direttamente coinvolto nella mineralizzazione dell'osso e nella sintesi del collagene, che a sua volta è impiegato come matrice per la formazione del tessuto connettivo della cartilagine e dell'osso (la sintesi del collagene è infatti condizionata dall'attività dell'enzima prolilidrossilasi, siliciodipendente). Questo minerale è capace di favorire l'assorbimento del fosforo e l'accumulo di calcio direttamente nell'osteoblasto. L'integrazione di silicio in pazienti affetti da osteoporosi ha infatti dimostrato un aumento della densità ossea, con riduzione dell'attività osteoclastica ed incremento di quella osteoblastica. Una carenza di silicio produce anomalie nella formazione delle cartilagini, nel sistema muscolo-scheletrico ed invecchiamento (perdita di elasticità) del tessuto arterioso,


L'assunzione di silicio influisce marcatamente e positivamente sulla crescita e sulla costituzione dei denti, portando contemporaneamente ad una rilevante crescita delle ossa lunghe, sia nel diametro sia nella lunghezza (con un incremento rispettivamente del 15% e del 20% rispetto alla dieta normale), e come effetto concomitante l'irrobustimento e il consolidamento di unghie e capelli.


Per favorire l'assorbimento di calcio e magnesio: fruttoligosaccaridi a corta catena (f.o.s.c.c.)

Oltre ad essere conosciuti per il loro benefico effetto sula microflora intestinale, i fruttoligosaccaridi a corta catena sono fibre prebiotiche vegetali che si sono dimostrate efficaci, nei favorire l'assorbimento dei sali minerali. Numerosi studi hanno confermato la capacità dei f.o.s.c.c. di migliorare l'assorbimento in particolare del Calcio e del Magnesio.

Questo è stato attribuito al processo di fermentazione batterica che induce la formazione di acidi grassi a corta catena (SCFA), in particolare propionato, acetato e butirrato. Essi hanno infatti la capacità di ridurre il pH intestinale e quindi la dissoluzione dei composti calcio-fosfato-magnesio, con il seguente aumento della concentrazione intestinale di calcio ionizzato e del suo assorbimento.

Un recente studio ha dimostrato come la somministrazione f.o.s.c.c. a donne in post-menopausa abbia registrato un signficativo aumento dell'assorbimento di Magnesio (+11%) nel tratto gastrointestinale, con risultati positivi anche sul terna scheletrico che ha mostrato una migliore densità ossea ed una riduzione dell'incidenza di osteoporosi.

CONTENUTO DI CALCIO NEI CIBI

Alimenti mg di calcio per ogni 100 g di prodotto
Semi di sesamo 1160
Kelp (alghe marine) 1093
Formaggio svizzero 950
Lievito (quantità moderate) 424
Sardine, con le lische 358
Carruba 352
Latte di soia 330
Semi di lino 271
Prezzemolo 260
Mandorle 245
Fichi secchi 240
Germogli si soia
226
Foglie di tarassaco 187
Ceci 150
Yogurt 147
Cipolle 136
Bianchi d'uovo 131
Pistacchi 131
Latte di capra 129
Tofu (formaggio di soia) 128
Broccoli 123
Semi di girasole
121
Latte di mucca intero 120
Farine integrali 105
Fagiolame, fagiolini (circa) 102
Spinaci bolliti 92
Ostriche 8


Alimenti Si



Cereali integrali (in part. miglio)

Semi (in part. sesamo)
Verdure (a foglie e a radice)
Legumi (in part. soia)
Vitamina C (in forma naturale)
The bancha
Germogli (in part. alfa alfa)
Prugne umeboshi
Limone
Alghe





Alimenti No




Formaggi

Latte e latticini
Pomodoro e patate
Proteine animali (in part. carne)
Vitamina C di sintesi
Caffè, vino e alcolici in genere
Zuccheri raffinati


La sessualità nella seconda metà della vita

Anche se con il passare degli anni la risposta sessuale tende a cambiare, molte donne continuano a essere sessualmente attive anche in età avanzata, con molti vantaggi. Uno studio condotto qualche anno fa su donne in postmenopausa, per esempio, ha dimostrato che l'attività sessuale aiuta a mantenere una parziale attività ovarica e a ridurre l'irritazione e i segni di invecchiamento vaginale. L'American Menopause Foundation, d'altro canto, considera l'attività sessuale soddisfacente come un trattamento accettabile anche per le vampate di calore, i sudori notturni, l'insonnia e il malessere generale che alcune donne incontrano in menopausa. Di tutti questi benefici sarebbe responsabile il rilascio di ossitocina, un ormone capace di dare sollievo alla cefalea e di innalzare la produzione di estrogeni. In più, sottolineano alcuni autori, l'attività sessuale stimola il sistema immunitario e fabruciare calorie. Se è vero che alcune donne scoprono la sessualità solo in questo periodo della vita, è anche vero che per altre il desiderio può diventare meno pressante e l'eccitazione può richiedere più tempo.




D'altra parte, il rapporto non è la sola modalità di espressione sessuale: resta forte in genere il piacere del contatto amoroso reciproco. Invece di darsi per vinte alle prime difficoltà, molte coppie possono imparare a estendere il proprio concetto di sessualità introducendo nella vita di ogni giorno più contatti fisici, quali abbracci,
bagni caldi fatti insieme e massaggi reciproci. Se tuttavia le difficoltà che insorgono appaiono insormontabili, per esempio perché la parete vaginale risulta troppo delicata e si irrita facilmente, un consulto con il ginecologo può aiutare a trovare la soluzione più indicata.





Dieci consigli per migliorare la sessualità in menopausa.
Per lei, e anche (è una novità) per lui di Rossella Nappi ricercatore della Clinica Ostetrica e Ginecologica dell'Università di Pavia

1.
Non smettere di guardarsi allo specchio e di fare tutto ciò che è possibile (dieta, attività fisica, presidii cosmetici, etc.) per mantenersi in forma.
2. Apprezzare i vantaggi di una sessualità libera, slegata dalla riproduzione e non più legata ai ritmi del ciclo mestruale.
3. Evitare di pensare che con un "ormai sono vecchia" la sessualità non sia più importante per sentirsi felici di vivere una nuova stagione della vita.
4. Affrontare apertamente i problemi sessuali con il ginecologo che è il principale alleato della donna in questa fase della vita.
5. Cercare di parlare al partner delle modificazioni che si verificano con la menopausa per condividere insieme il cambiamento.
6. Ricordarsi che la sessualità, in ogni sua espressione, è uno strumento di comunicazione nella coppia che serve a sbollire le tensioni e a lenire i dispiaceri.
7. Non svalutare la partner in menopausa, ma stimolarla a sentirsi ancora attraente dal punto di vista sessuale.
8. Non nascondere le proprie "defaillances" sessuali dietro la sindrome menopausale della partner.
9. Non smettere di avere rapporti sessuali e mantenere un clima sessuale vivo (ballo, viaggi, hobbies comuni, etc.).
10. Non avere timore della terapia ormonale sostitutiva come strumento per mantenere una miglior efficienza psicofisica.


La pelle in menopausa

La pelle, organo più esteso del corpo umano, è considerata uno strumento di attrazione e di seduzione che svolge un ruolo insostituibile per l'estetica della donna. Dopo la menopausa, purtroppo, subisce alcuni cambiamenti che possono modificare anche profondamente l'immagine che la donna ha di sé, con riflessi negativi sulla sua sensazione di benessere, ma anche di bellezza.

L'invecchiamento della pelle è legato a diversi fattori, tra cui i più importanti sono senz'altro l'età
(chronoaging), l'esposizione al sole (photoaging) e la carenza ormonale della menopausa.
L'invecchiamento dovuto all'età dipende dal trascorrere del tempo ed è geneticamente determinato.
Di solito, interessa le zone cutanee abitualmente coperte e si manifesta con la formazione di
rughe superficiali. (approfondimento in curiosità)



L'invecchiamento legato all'esposizione ai raggi solari (UVB, UVA, infrarossi), ma anche a raggi UV artificiali e ad agenti ambientali come gas e inquinanti, colpisce le zone cutanee scoperte, dove è responsabile della comparsa di rughe profonde e ampi solchicutanei.


Con il sopraggiungere della menopausa, la pelle si modifica in ogni suo strato. L'epidermide appare assottigliata e disidratata. Il derma perde parte del suo principale elemento costitutivo:
il collagene, proteina che conferisce spessore ed elasticità alla pelle. La riduzione comincia dopo i 40 anni, ma è proprio con la menopausa che la perdita si fa più significativa. Una donna in menopausa perde circa il 2% all'anno del collagene totale, con una maggior riduzione nei primi 5 anni dopo la menopausa, quando il contenuto di collagene cala del 30%. La conseguenza più evidente è una pelle sottile e secca, che perde tono ed elasticità: le rughe del viso si accentuano, mentre tendono a lasciarsi andare, soprattutto, i tessuti delle palpebre, delle guance, del sottomento e del seno. Inoltre, le donne in menopausa spesso lamentano una fastidiosa sensazione di prurito, una minore resistenza al freddo e, al contrario, una maggiore sensibilità all'azione lesiva dell'esposizione solare (infatti, la pelle assume una tipica colorazione giallastra).
La menopausa influisce anche sui cosiddetti annessi cutanei, diminuendo la funzionalità di ghiandole, peli, capelli e unghie.
La ridotta secrezione delle ghiandole sudoripara e sebacea, oltre a causare secchezza cutanea, fa perdere il caratteristico "profumo di donna" tipico dell'età fertile, con ripercussioni negative sulla vita psicologica e sessuale della donna.


I peli ascellari e pubici si diradano e talvolta cambiano colore. I capelli diventano più secchi, più fragili e, talvolta, più radi, sia per la carenza d'estrogeni, sia per la carenza di vitamine A, B, C, D ed E.

Anche le unghie rallentano considerevolmente la loro velocità di ricrescita e diventano più fragili e striate.

I trattamenti delle alterazioni cutanee (vedi anche la pagina cura della pelle)

La pelle è un organo ricco di recettori per gli estrogeni, ma anche per il progesterone e per gli androgeni. Questo spiega i mutamenti della pelle in caso di una loro carenza, come succede in menopausa.

Il trattamento ormonale sostitutivo è in grado di incrementare, in particolare, il collagene nella cute, fino a ristabilirne un livello ottimale. Tale trattamento, soprattutto precoce, risulta quindi utile anche come sostegno ai problemi estetici connessi a questa fase della vita, con ripercussioni favorevoli sulla percezione che la donna ha di sé.

Come difendere la pelle dai raggi solari? In estate è fondamentale proteggere la pelle da un'esposizione solare prolungata, soprattutto nelle ore centrali della giornata, scegliendo sempre filtri solari con fattore protettivo almeno 20, soprattutto in caso di pelle chiara. Al mare, è bene preferire filtri water resistant (cioè ancora validi al 40% dopo il bagno) o waterproof (validi al 60% dopo il contatto con l'acqua).

L'uso corretto di detergenti cutanei può avere benefici effetti sulla pelle. Si consigliano i detergenti sintetici che hanno un basso potere schiumogeno, un pH acido (simile a quello della pelle) e ricchi di sostanze idratanti. Sono sempre preferibili detergenti privi di profumazione, da applicare come un velo sottile e da massaggiare a lungo.


Le creme idratanti contengono principi attivi che rivitalizzano e demineralizzano, impedendo alla pelle di perdere il proprio naturale contenuto di acqua. Vanno applicate soprattutto nelle zone esposte alla luce (viso e decolleté), senza trascurare di applicarle anche sul corpo dopo frequenti lavaggi.




Per contrastare l'invecchiamento cutaneo, soprattutto del viso, esistono diverse possibilità; tra le più diffuse ricordiamo:

gli antiossidanti, che prevengono l'invecchiamento cutaneo e che funzionano anche da filtro per mitigare gli effetti dell'esposizione solare, come la vitamina E, la vitamina C, il B-carotene, il selenio e il rame;

i retinoidi
, analoghi della vitamina A, che migliorano le condizioni generali della cute, come rugosità (riducendo numero e profondità delle rughe) e colorazione;


gli a-idrossiacidi, che attivano l'esfoliazione delle cellule superficiali della cute rinnovando l'epidermide e che stimolano la produzione di collagene, fibre elastiche e sostanza fondamentale.
L'acido glicolico
, che fa parte della famiglia degli a-idrossiacidi, esercita un efficace peeling chimico superficiale e accresce lo spessore dell'epidermide e del derma.

La magnetoterapia: rappresenta la soluzione ideale, nei termini di praticità, economicità e facilità d’impiego, per affrontare i problemi provocati dalla necessità di effettuare trattamenti di estetica per rughe e viso, fino ad ora possibili solo grazie ad apparecchiature complesse ed antiquate.



Caduta dei capelli in menopausa

I capelli fragili, sottili, spenti, opachi..che cadono più del solito sono un segnale che il corpo sta usando per indicare alla donna che in lei non c’è equilibrio, né ormonale, né nutrizionale. C’è però molto che si può fare per alleviare questo sintomo, così inatteso e spiacevole, grazie ad un approccio che prevede più aspetti, tutti egualmente importanti e da seguire in contemporanea, per l’azione sinergica dei componenti:

1. riequilibrare i ritmi ormonali, modulandone gli andamenti irregolari che generalmente si verificano durante la menopausa;

2. compensare una carenza nutrizionale molto diffusa in Occidente (carenza di magnesio) e contrastare efficacemente lo stress ossidativo, responsabile anch’esso di aggravare le problematiche della menopausa;

3. contrastare i processi metabolici che ostacolano la vitalità del bulbo pilifero e fornire i nutrienti specifici per la crescita dei capelli.


Questo approccio, coadiuvato come sempre da un sano stile di vita (alimentare, ma non solo) prevede l’utilizzo di rimedi naturali che per tradizione popolare, confermata da recenti studi, rappresentano una valida ed efficace opportunità.


1. Riequilibrare i ritmi ormonali, modulandone gli andamenti irregolari che generalmente si verificano durante la menopausa


La natura può aiutarti con


Isoflavoni di soia: tali sostanze, appartenenti alla categoria dei fitoestrogeni, sono in grado di legarsi, pur con affinità minore, ai recettori per gli estrogeni esercitando una blanda azione ormono-simile (sono infatti meno potenti, da 1000 a 10.000 volte più deboli dell’estradiolo). L’interesse scientifico verso di essi è nato dall’osservazione che i sintomi tipici della menopausa sono assenti nelle donne asiatiche, la cui alimentazione è ricca di soia. Studi epidemiologici hanno inoltre evidenziato che l’incidenza di patologie degenerative, l’aterosclerosi e l’osteoporosi, e di alcuni tumori, al seno e all’utero, è decisamente più bassa in oriente che in occidente. La straordinarietà dei fitoestrogeni, in particolare degli isoflavoni, sta nella capacità di modulare l’azione degli estrogeni fisiologici, riequilibrandone gli effetti. Studi recenti dimostrano che gli isoflavoni esercitano sui recettori per gli estrogeni azione sia antagonista che agonista. Ciò significa che, con gli estrogeni endogeni in eccesso (situazione tipica della fase di transizione in cui gli estrogeni sono in una situazione di “dominanza relativa” rispetto al progesterone) gli isoflavoni svolgono attività anti-estrogenica, ossia occupano i recettori esercitando un’azione ormono-simile più debole rispetto agli estrogeni endogeni, abbassandone perciò l’effetto globale. In presenza invece di livelli ormonali inferiori (condizione tipica della postmenopausa), gli isoflavoni esercitano un’attività pro-estrogenica debole, poiché occupano siti recettoriali che altrimenti resterebbero inattivati. Tale azione influenza non solo il sistema riproduttivo ma tutti gli organi e i tessuti (ossa, sistema nervoso, cute, mucose, apparato cardiocircolatorio, ecc.): gli isoflavoni influiscono infatti positivamente su tutti i sintomi della menopausa.

Agnocasto: i frutti di agnocasto agiscono riequilibrando la componente ormonale progestinica. Il loro impiego in menopausa è giustificato dall’azione a livello di ipofisi, ove, agendo sulle gonadotropine (FSH ed LH), spingono verso la produzione di progesterone e contribuiscono ad alleviare i sintomi della fase di transizione. Di recente è stato inoltre scoperto che l’assunzione di agnocasto stimola la produzione di melatonina da parte del cervello, migliorando le sintomatologie depressive nonché la qualità e la quantità del riposo notturno.

Dioscorea villosa: di origine messicana, è utilizzata sin dai tempi degli Aztechi per trattare molti disturbi femminili, dalla sindrome premestruale ai sintomi della menopausa. Tra i funzionali vi è la diosgenina, una sostanza con struttura simile al progesterone. Le evidenze sull’impiego della droga (estratto secco della radice) testimoniano un effetto ormono-simile verso la componente progestinica. Il meccanismo d’azione non è ancora noto: può agire da fitoprogestinico, interagendo con i recettori per il progesterone, riequilibrare la secrezione ipofisaria di FSH ed LH, oppure stimolare la produzione ormonale del surrene.

Per una praticità d’uso è auspicabile l’assunzione in compresse da deglutire.


2. Compensare una carenza nutrizionale molto diffusa in Occidente (carenza di magnesio) e contrastare efficacemente lo stress ossidativo, responsabile anch’esso di aggravare le problematiche della menopausa



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Magnesio: la carenza subclinica diffusa di questo minerale, principalmente a causa dell’impoverimento dei terreni e della raffinazione dei cibi, ha risvolti che riguardano molti aspetti della salute, dalla sfera psichica e neuro-muscolare, agli ambiti cardiovascolare, osteoarticolare e ginecologico. Le donne, a causa degli andamenti ormonali caratteristici della vita fertile (ciclo mestruale, gravidanze, allattamento, menopausa) sono colpite da carenza di magnesio con frequenza quattro volte maggiore rispetto agli uomini. Nell’aggravamento odierno dei sintomi della menopausa che riguardano la sfera neurovegetativa e il tono dell’umore, il magnesio ha un ruolo importantissimo, come nell’aumento di patologie degenerative croniche quali l’osteoporosi, l’insulino resistenza, l’ipertensione e il danno vascolare. Se il magnesio è carente, l’azione del calcio, a livello di muscoli e di terminazioni nervose, è prevalente.

Ansia, irritabilità, stress, insonnia, mal di testa, tensione muscolare e crampi ne sono la conseguenza diretta. Più gravi ancora sono gli effetti a livello dell’apparato cardiovascolare (aritmie, fibrillazioni, infarti, ipertensione). Un’altra conseguenza della carenza di magnesio riguarda la struttura ossea: il magnesio è importantissimo per “mantenerci in piedi tutta la vita”, in altre parole “ci salva le ossa”. Per contrastare i sintomi vasomotori e neurovegetativi, tutelare l’apparato cardiovascolare e proteggere la struttura ossea, in menopausa è consigliata l’assunzione di almeno 400-500 mg di magnesio al giorno, sotto forma di sali ad elevata biodisponibilità, di cui il citrato di magnesio rappresenta uno dei migliori.

Acido alfa lipoico: naturalmente prodotto a livello epatico (la sintesi però decresce con l’età), svolge un ruolo fondamentale nel metabolismo energetico cellulare e protegge dall’attacco di radicali liberi e specie reattive dell’ossigeno che nel tempo danneggiano e logorano organi e tessuti. È attivo in ogni distretto del corpo poiché è solubile sia nelle frazioni cellulari acquose che in quelle lipidiche. La sua straordinarietà sta anche nel fatto che, nell’adempiere alla sua funzione antiossidante, passa dalla forma ridotta alla forma ossidata; passando da una forma all’altra l’acido alfa lipoico rigenera le vitamine C ed E, secondo un processo di “riciclaggio antiossidante”. É in grado di chelare i metalli pericolosi e di favorirne l’eliminazione dall’organismo. Per queste ragioni è considerato il “re degli antiossidanti” ed è molto utile per la protezione in toto dell’organismo femminile, soprattutto in menopausa.

Utile l’assunzione in pratiche bustine da sciogliere in acqua.


3. Contrastare i processi metabolici che ostacolano la vitalità del bulbo pilifero e fornire i nutrienti specifici per la crescita dei capelli



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Lignani da semi di lino: i semi di lino sono una fonte ricchissima di sostanze importanti per la salute umana, in particolare di acidi grassi omega-3 e omega-6 e di una classe di fitoestrogeni, i lignani. Tra i diversi lignani contenuti nei semi di lino, il principale è l’SDG (Secoisolariciresinol diglucoside). Un estratto di semi di lino titolato in lignani al 20% è stato impiegato, con risultati incoraggianti, nel trattamento dell’alopecia androgenetica. L’effetto, oltre che alle riconosciute attività di modulazione ormonale, è stato correlato all’inibizione dell’enzima 5-alfa-reduttasi e al conseguente abbassamento dei livelli di diidrotestosterone (DHT).

Maca: la sua radice è ricchissima di nutrienti, tra cui aminoacidi essenziali, acidi grassi, minerali e vitamine (C, E e gruppo B). Fra i componenti biologicamente attivi figurano anche i fitosteroli, in particolar modo il beta-sitosterolo. È conosciuta per le sue proprietà adattogene, poiché aumenta le resistenze dell’organismo nei confronti dello stress psico-fisico e ottimizza il metabolismo cellulare. La sua funzionalità in tal senso si esplica principalmente attraverso la regolazione dell’attività endocrina, in particolare dell’asse ipotalamo-ipofisi-gonadi. Ecco il motivo principale per cui la radice di maca risulta essere l’adattogena ideale per contrastare la caduta dei capelli in menopausa, associata non solo a stress generale dell’organismo, ma anche a disequilibrio ormonale.

A tutto ciò si aggiunge la riconosciuta proprietà del betasitosterolo di inibire l’enzima 5-alfa-reduttasi, ostacolando così la conversione del testosterone in diidrotestosterone. La maca porta a diminuzione della caduta dei capelli e ad aumento della ricrescita, grazie anche al suo elevato contenuto di sali minerali e di aminoacidi.

Bambù: ricchissimo di silicio (fino al 70%), necessario per i tessuti connettivi e per la formazione della cheratina dei capelli, a cui conferisce al contempo resistenza e flessibilità. Stati carenziali sono stati riscontrati nei casi di minore elasticità della pelle e di indebolimento degli annessi cutanei (unghie e capelli). I livelli di silicio nell’organismo diminuiscono con l’età. Pur essendo largamente diffuso in natura, a causa della raffinazione degli alimenti, viene a mancare sempre più nell’alimentazione moderna.

Cistina: aminoacido solforato (lo zolfo costituisce il 27% della sua struttura) indispensabile per il processo di formazione della cheratina e per la pigmentazione dei capelli. Le sue proprietà sono dovute alla presenza del ponte disulfurico -S-S-. È stato osservato un rapporto diretto tra la quantità di cistina contenuta nella dieta e la crescita del pelo. Studi sull’animale hanno dimostrato che la cistina favorisce i processi anabolici del pelo (fase anagen). È velocemente assorbita a livello intestinale con un meccanismo di trasporto attivo e si ritrova nel sangue poco tempo dopo la somministrazione orale.

Metil Sulfonil Metano (MSM): forma di zolfo organico facilmente utilizzabile dall’organismo per la sintesi di biomolecole (enzimi, ormoni, aminoacidi solforati, antiossidanti). È stato evidenziato che lo zolfo, da MSM, è facilmente assorbito dall’organismo ed è in grado di accelerare la crescita fisiologica dei capelli. Inoltre, grazie alla sua struttura chimica, riesce a chelare i metalli pericolosi e le sostanze tossiche favorendone l’eliminazione, agendo così da efficace disintossicante.

Le compresse da deglutire sono senz’altro la forma migliore per l’assunzione di questi elementi.

Data la variabilità (sia in termini di tempi che di intensità) dei sintomi con cui la menopausa può manifestarsi, gli elementi sopra descritti dovranno essere assunti secondo tempi personalizzabili a seconda delle esigenze individuali, a partire comunque da periodi di almeno 3-6 mesi.

Fonte: www.prodecopharma



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Le informazioni sui principi attivi dei singoli componenti dei prodotti e sui prodotti stessi, desunte tutte da un'ampia sitografia presente in rete, e dai siti delle ditte fornitrici, non intendono trattare, curare alcuna malattia o patologia. Queste potrebbero, inoltre, riportare errori e/o omissioni. Pertanto ogni utilizzo improprio è a proprio rischio e pericolo. Si ricorda, altresì, che gli integratori alimentari non sono prodotti curativi e pertanto non possono vantare alcuna proprietà terapeutica. Le indicazioni, presenti sul sito, fanno riferimento all'impiego per il sostegno dell'organismo in periodi particolarmente difficili.


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