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Informazioni malattie reumatiche

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Le malattie reumatiche colpiscono, in Italia, oltre sei milioni di persone e oltre 300 milioni nel mondo. Sono molto più diffuse tra gli anziani e gli adulti oltre i 40 anni, ma possono colpire anche in giovane età.

Sono più di cento e si dividono in due grandi gruppi:

Malattie reumatiche non infiammatorie, tra cui l'artrosi e la fibromialgia.

Malattie reumatiche infiammatorie, tra cui i diversi tipi di artrite come l'artrite reumatoide e l'artrite psoriasica, le spondiliti e il lupus eritematoso sistemico.

Il comune denominatore di tutte le malattie reumatiche è rappresentato non tanto dal dolore, che in alcuni casi si manifesta solo quando i danni diventano rilevanti, ma dalla
progressiva degenerazione dei tessuti colpiti e di quelli coinvolti. Spesso chi soffre di questo tipo di patologie, tende a concentrare i propri sforzi nella lotta contro il dolore, che nei casi più gravi può essere anche invalidante, trascurando l'aspetto più importante, ovvero la degenerazione dei tessuti interessati dalla malattia. A lungo andare, infatti, le malattie reumatiche possono causare danni importanti con riduzione della funzionalità degli arti colpiti. Per evitare questo tipo di danni o ritardarne quanto più possibile la comparsa, oltre alla diagnosi tempestiva e alle cure del caso, è fondamentale una corretta prevenzione. L'utilizzo costante della fitoterapia e dell'integrazione alimentare, ad esempio, offrono un valido aiuto sia nel combattere dolore e infiammazioni, che nel rallentare la degenerazione dei tessuti.

Artrite o artrosi?

Esiste spesso un po' di confusione circa le differenze tra artrite e artrosi, due malattie reumatiche che, invece, hanno cause e conseguenze diverse.




L'artrosi è particolarmente diffusa tra la popolazione che ha superato i 65 anni
. È causata dal progressivo assottigliamento della cartilagine che riveste i capi ossei delle articolazioni. Il deterioramento della cartilagine, provocando un crescente attrito tra le ossa dell'articolazione, produce la formazione degli osteofiti, ovvero degli "speroni ossei", che causano un irrigidimento progressivo dell'articolazione, fino all'immobilità completa.
Normalmente l'artrosi colpisce le articolazioni maggiormente sollecitate come ginocchia, anche, spalle, mani, piedi e colonna vertebrale. Il dolore è accompagnato da deformazione ossea, tumefazione articolare, e progressiva limitazione del movimento.



L'artrite può colpire qualsiasi fascia d'età. Ne esistono di diversi tipi, ma quella più diffusa
è senz'altro l'artrite reumatoide che colpisce più spesso le donne tra i 40 e i 60 anni di età, ma che può anche colpire i bambini (artrite giovanile). Tutti i tipi di artrite sono accomunate dallo stesso fenomeno infiammatorio a carico del tessuto sinoviale, ovvero il rivestimento delle articolazioni incaricato di produrre il liquido necessario alla lubrificazione delle giunture ossee.
L'artrite causa rigidità dell'articolazione, dolore, calore, tumefazione articolare e dei tessuti circostanti, rossore. In alcuni casi stanchezza, febbre, anemia. Un'ulteriore differenza tra le due malattie reumatiche è data dalla tipologia del dolore che le caratterizza. Il dolore causato dall'artrosi è infatti di tipo meccanico, mentre quello tipico dell'artrite è di tipo infiammatorio. Il dolore meccanico dell'artrosi tende ad aumentare con l'attività fisica o a causa di posture che sollecitano la parte interessata. Si riduce con il riposo ed è causa di una temporanea rigidità mattutina che va attenuandosi dopo circa una mezzora dal risveglio.

Il dolore infiammatorio dell'artrite si manifesta con più facilità durante la notte e le prime ore del mattino. E' sempre associato a rigidità articolare. L'attività fisica è normalmente consigliata per alleviare il dolore e la rigidità.

Lo scheletro, che rappresenta l'impalcatura reggente i nostri organi, consente il movimento del corpo nello spazio non solo per l'azione dei muscoli e tendini, ma anche per la presenza sulla superficie ossea di strutture "specializzate" le quali permettono lo spostamento di un segmento osseo rispetto ad uno o più adiacenti.
Tali strutture vengono definite articolazioni. Esse, pur essendo intimamente connesse all'osso a cui appartengono, differiscono profondamente da esso per la struttura.

L'osso viene progettato dalla Natura per resistere
, oltre che al carico, a sollecitazioni di flessione-torsione trasmesse dall'apparato muscolotendineo durante le fasi di contrazione-rilascio di una qualsivoglia attività fisica.
L'articolazione, che permette il movimento tra diverse ossa, è concepita come un ammortizzatore che consente lo scivolamento a basso attrito, sotto carico elevato mediante assorbimento elastico delle strutture che la compongono.
Infatti, con il termine articolazione si definisce un insieme di tessuti organizzati e strutturati per assolvere al compito descritto.

Struttura anatomica
Quando due o più capi ossei si articolano, le superfici di contatto vengono racchiuse da un tessuto fibroso, detto capsula, al cui interno è adesa una membrana giallastra detta sinoviale. La superficie articolare si presenta liscia, color madreperlaceo, elastica al tatto, poggiata su osso detto subcondrale. Le cellule che la costituiscono si chiamano condrociti, immersi in una matrice ad alto contenuto acquoso (fino al 80% del totale), formata da proteine (collagene e proteoglicani). La cartilagine, che non possiede una vascolarizzazione propria, viene nutrita da due differenti fonti; in misura minore per diffusione dai vasi che irrorano l'osso subcondrale e principalmente per imbibizione della superficie, mediante l'aumento di pressione che si verifica nella camera articolare durante il movimento, da parte del liquido prodotto dalla membrana sinoviale. Essa infatti produce questo liquido, viscoso e ricco di principi nutritivi, il quale, steso in un film su tutta la superficie articolare, svolge la duplice funzione di nutrire la cartilagine e di lubrificarla diminuendo l'attrito. All'interno del liquido si trovano anche i prodotti di scarto del metabolismo dei condrociti alla cui eliminazione provvede la membrana sinoviale mantenendo costante l'equilibrio tra liquido prodotto e riassorbito.

L' artrosi indica un processo degenerativo non infiammatorio a carico delle articolazioni, progressivo, a localizzazione mono-poliarticolare, con alterazioni a carico della cartilagine e formazione reattiva di tessuto osseo a livello subcondrale e dei margini articolari.

Ogni articolazione, quindi, può essere interessata da un processo artrosico anche se vi sono sedi che più frequentemente vengono colpite, quali spalle, mani, rachide cervicale e lombare, coxo-femorali (articolazione dell'anca) e ginocchia.
Essa può esistere come
manifestazione primaria (o idiopatica) oppure quale manifestazione secondaria ad altre patologie.
Nel primo caso, ovvero come primaria o idiopatica, l'artrosi non riconoscerà alcuna causa o concausa di insorgenza del processo patologico, mentre nel secondo, al contrario, si ravviserà una relazione tra lo sviluppo del processo artrosico e patologie preesistenti.
Quadro clinico
Dolore, limitazione funzionale, rigidità articolare, soprattutto al risveglio, sono tratti comuni di un'articolazione artrosica; ad essa si può associare un aumento volumetrico legato a diversi fattori quali il versamento endoarticolare, causato dal tessuto sinoviale irritato, e la formazione di osso ai margini articolari. Sovente al movimento l'articolazione produrrà rumore di "scroscio": esso è legato allo sfregamento delle superfici articolari che essendo divenute scabrose, in seguito alla malattia, hanno perduto la levigatezza originaria.

Dolore
Il dolore nelle fasi iniziali risente soprattutto di fattori di tipo meccanico; pare infatti che diverse componenti articolari concorrano nella "produzione" dello stimolo doloroso.

Sicuramente l'aumento di pressione all'interno dell'articolazione dovuto all'irritazione della membrana sinoviale (sinovite) ed all'aumento del liquido da essa prodotto produce una distensione della capsula articolare, dolorosa. Quando l'articolazione colpita fosse sottoposta a carico, come nel caso dell'anca o del ginocchio, l'aumento di pressione aumenterebbe la tensione capsulare e di riflesso il dolore.

Altro fattore responsabile del dolore pare essere la stimolazione periostale, ovvero della membrana riccamente innervata e vascolarizzata che avvolge le ossa da parte della neoformazione ossea reattiva, così come l'aumento di microfratture dell'osso, per l'alterazione del carico, può evocare dolore. A conferma dell'origine "meccanica" del dolore, come è esperienza comune a chi soffre di artrosi infatti, è il sollievo articolare che si prova con il riposo.


Rigidità Articolare

Presente al risveglio o dopo un periodo di immobilità, è solitamente di breve durata, meno di mezz'ora, accompagnata da senso di insicurezza e cedimento articolare soprattutto sulle articolazioni portanti (anca, ginocchio, caviglia). Spesso questo, a dispetto del dolore, è il fattore che più preoccupa chi è affetto da artrosi e lo induce a consultare il medico.

Limitazione Funzionale
La limitazione dei movimenti articolari è espressione visibile e frequente dell'artrosi manifesta. All'inizio della malattia non è altro che la volontà dell'artrosico di non evocare il dolore limitando l'escursione articolare che, per altro, mantiene intatto il proprio arco di movimento. Successivamente, sia per le deformità prodotte sulle superfici articolari che per la retrazione dei tessuti articolari e periarticolari (capsula, legamenti, fasce, muscoli e tendini), la limitazione diviene effettiva con effetti che possono condurre a disabilità di vario grado.

Artrosi cervicale
L'aumento dell'età media della popolazione, l'incremento dell'uso dell'automobile e della patologia da traffico, le occupazioni sedentarie con posizioni del capo obbligate, espongono le superfici articolari delle vertebre cervicali al rischio di degenerazione artrosica che talora si manifesta con sintomatologia polimorfa.

Infatti, accanto a quadri di semplice dolenzia nucale, pur in presenza di radiogrammi che evidenziano artrosi di grado elevato, si rilevano sintomatologie molto complesse e debilitanti quali cefalea e dolore nucale,vertigini, limitazione funzionale del collo su tutti i piani, disturbi sensitivi ad uno od entrambi gli arti superiori.

La spiegazione di tale sintomatologia, una volta che un accurato esame medico e degli esami approfonditi abbiano escluso altre patologie concomitanti, risiede nella particolare struttura anatomica funzionale del rachide cervicale: questo sorregge il capo, ne consente i movimenti nello spazio, accoglie e protegge il midollo spinale permettendo l'emergere dallo scheletro delle radici nervose che consentono il movimento del collo, degli arti superiori e delle spalle e forniscono a questi la sensibilità. Il processo artrosico in tal caso non solo limita l'attività articolare ma per "contiguità" irrita le radici nervose che sono a contatto con gli spazi articolari provocando una sintomatologia nevritica assai dolorosa.




Una delle problematiche mediche di cui si fa oggi un gran parlare è l’Osteoporosi. Si tratta della rarefazione della trama ossea che, aggravandosi, porta al rischio di fratture a vari livelli. In realtà la frattura ossea, spesso per un trauma banale, che si verifica nel soggetto anziano, è cosa molto seria, perché può essere l’innesco di tutta una serie di altri problemi anche gravi. Questa evenienza va quindi curata, soprattutto in prevenzione.

Secondo la medicina naturale non ci si deve tanto focalizzare sulla patologia in sé quanto sull’individuo. Ogni persona ha una fisiologica tendenza a sviluppare l’osteoporosi, tuttavia la strada per cui arriva a questo, sarà peculiare e personale. L’osso è un tessuto vivo e metabolicamente attivo. Esistono nel suo ambito le cellule che costruiscono, gli osteoblasti, e quelle che demoliscono, gli osteoclasti.

Dalla loro azione coordinata emerge appunto la dinamica vitale del tessuto scheletrico. La medicina convenzionale cura la maggior parte dei casi di osteoporosi con i Bifosfonati, molecole chimiche sintetiche che agiscono bloccando l’attività degli osteoclasti, talora iperattivi in menopausa. L’uso a tappeto di questi farmaci, peraltro molto costosi, blocca un aspetto della vita dell’osso: esso tende a proliferare ma non a rinnovarsi. Si verifica la crescita di tessuto anomalo, le fratture guariscono molto più lentamente ed eventuali interventi sull’osso, quali quelli di implantologia dentaria, sono a rischio.

Le proposte della medicina naturale sono più articolate. Innanzitutto è importante il momento preventivo precoce. È necessario assicurarsi che, soprattutto le donne in giovane età, abbiano un buon apporto di calcio e vitamina D. In tal modo si raggiunge un picco massimo di massa ossea e la pur normale perdita che si verificherà da adulte non porterà mai ad una vera osteoporosi. Anche se nel sesso femminile la rarefazione ossea è in gran parte legata alla carenza di estrogeni, la proposta terapeutica non è tanto quella della terapia sostitutiva in menopausa, quanto quella di sostenere precocemente la funzione ovarica.

Nella donna di oggi spesso tende ad esserci un decadimento ovarico già dopo i 35-40 anni, che determina, oltre ad ipofertilità, l’innesco dell’osteoporosi. Esistono in medicina naturale farmaci innocui e molto efficaci per sostenere fin dai primi sintomi una zoppicante funzione ovarica. Vanno tuttavia valutati molti altri fattori.

Nonostante i tentativi di supplementazione, l’assorbimento di calcio, nell’anziano, non è sempre ottimale e quindi sufficiente per un ruolo terapeutico nell’osteoporosi. Del resto non ci si può spingere oltre un certo dosaggio, per il rischio di indurre calcolosi renale o calcificazioni anomale tissutali. Già dal 1800 la medicina naturale usa un minerale dello stesso gruppo del calcio, ma assai più potente a livello osseo, lo stronzio.
L’attività remineralizzante di tale elemento, privo di effetti collaterali, è stata confermata da innumerevoli e recenti lavori scientifici. Inoltre va considerato che la struttura minerale dell’osso è complessa e fatta non solo di calcio ma anche di altri minerali quali il fosforo e il magnesio. La somministrazione di fosforo in piccole quantità, quindi come oligoelemento, ha la funzione di stimolare le ghiandole paratiroidi, che sono le vere regolatrici del metabolismo osseo e che tendono a diventare ipofunzionanti con l’età. Spesso nei soggetti con osteoporosi è stato riscontrato un malassorbimento di magnesio e l’integrazione, in questi casi, del minerale porta ad importanti risultati. Nell’osso tuttavia non esiste solo la componente minerale, ma anche la struttura proteica, su cui i minerali poggiano.

Nell’anziano malnutrito e defedato, è soprattutto questa la parte che soffre e determina l’osteoporosi. Esiste in natura una pianta comune, molto particolare, perché è una sorta di fossile vivente, l’Equiseto. Ricchissima di silice, minerale che stimola la formazione della struttura proteica dell’osso e la funzione del tessuto connettivo in generale, è priva di effetti collaterali e dovrebbe essere considerata in quelle particolari forme di osteoporosi dovute prevalentemente all’invecchiamento della matrice ossea.

Prevenzione e cura possono quindi, anche nel caso dell’osteoporosi, essere fatte al naturale, è necessario un minimo di ragionamento, ma questo sforzo di personalizzazione terapeutica ripagherà con l’efficacia e l’assenza di effetti collaterali.

La Fibromialgia

























La Fibromialgia è una forma comune di dolore muscoloscheletrico diffuso e di astenia che colpisce prevalentemente le donne. Il dolore è il sintomo predominante. si manifesta in tutto il corpo, sebbene possa iniziare in una sede localizzata, come il collo e le spalle, e successivamente diffondersi in altre sedi. Il dolore fibromialgico viene descritto in una varietà di modi comprendenti la sensazione di bruciore, rigidità, contrattura, tensione ecc. Sintomi caratteristici sono: disturbi del sonno, umore depresso, disturbi addominali e gastrici, cefalee, facile affaticabilità. La sindrome fibromialgica manca di alterazioni di laboratorio. Nella Fibromialgia troviamo sempre a validare la diagnosi una iperdolorabilità a livello dei muscoli e delle articolazioni , con punti estremamente sensibili detti tender points , indipendentemente dalla pressione esercitata su di essi.

È difficile da curare e non c'è una causa certa, ma sicuramente vi è implicato il sistema nervoso. Le opzioni terapeutiche per la fibromialgia comprendono: farmaci che diminuiscono il dolore e migliorano la qualità del sonno, programma fisioterapico per migliorare la postura, la flessibilità e la forma fisica, tecniche di rilassamento e di ginnastica respiratoria per ridurre la tensione muscolare, terapia cognitivo-comportamentale.


Per approfondimento visita la pagina dedicata a questa patologia


Prevenire le malattie reumatiche



La prevenzione delle malattie reumatiche dovrebbe cominciare fin da bambini. Purtroppo ci si rivolge al medico quando il problema si è già manifestato. Quello che resta da fare è
rallentare il suo decorso.

Per quanto riguarda la prevenzione dell'artrosi, è importante tenere sotto controllo il peso corporeo. Essere in sovrappeso causa una sollecitazione maggiore delle articolazioni, accelerando il naturale processo degenerativo che la cartilagine affronta naturalmente con il passare degli anni.


Una regolare attività fisica è una buona regola per la prevenzione di tutte le malattie reumatiche, ma, attenzione, è meglio privilegiare le attività che non sottopongono l'apparato articolare a continuo stress, ma lo aiutino invece a mantenere la sua efficienza. Sono da consigliarsi lo yoga e le discipline dolci come la ginnastica articolare e lo stretching.


Una regola valida per tutte le attività fisiche, oltre alla costanza, è quella della pratica corretta. Quindi no alla palestra fai da te, se non si hanno adeguate conoscenze in materia.
Evitare i movimenti e le posture scorrette è un'altra delle regole d'oro per evitare dolori e traumi dannosi. Per quanto riguarda l'alimentazione, oltre al solito consiglio della dieta il più possibile varia ed equilibrata, possono venire in aiuto gli integratori alimentari a base di Artiglio del diavolo, Cartilagine di squalo e Boswellia.

Trattamenti naturali per favorire le articolazioni


I rimedi naturali adatti per contrastare le malattie reumatiche e le loro conseguenze sono la
Boswellia, l'Artiglio del diavolo e la Cartilagine di squalo.


La Boswellia è sicuramente una delle piante più indicate per la sua azione antidolorifica e
antinfiammatoria. Gli acidi boswellici ostacolano il funzionamento di un particolare enzima che stimola la produzione delle sostanze che provocano gli stati infiammatori, con conseguente effetto antinfiammatorio.
Inoltre la Boswellia è anche in grado di inibire le elastasi, enzimi fortemente distruttivi capaci di distruggere il tessuto elastico dei tessuti infiammati. Può combattere, quindi, uno dei meccanismi che stanno alla base dell'artrosi. Gli studi clinici hanno confermato l'efficacia di questa pianta nel combattere i sintomi dolorosi di persone affette da osteoartrite e artrosi.




Anche
l'Artiglio del diavolo possiede una notevole azione antinfiammatoria e antidolorifica. La sua funzione principale è quella di ostacolare la formazione di alcuni dei metaboliti che favoriscono i processi infiammatori. Numerosi studi ne hanno dimostrato l'efficacia. L'effetto dell'artiglio del diavolo è dovuto alla sua azione soppressiva sulla sintesi di alcune sostanze che favoriscono il dolore e l'infiammazione ed è efficace soprattutto nel trattamento del mal di schiena. E' la pianta dotata del maggior numero di studi clinici, che ne hanno dimostrato l'efficacia. Il Tanaceto inibisce anch'esso la sintesi di alcune sostanze ad azione infiammatoria.


La Cartilagine di squalo è molto utile per ripristinare la funzionalità delle articolazioni, rallentando l'assottigliamento della cartilagine, causa primaria dell'artrosi.

GLUCOSAMINA


La glucosamina solfato è un sostanza naturalmente presente nell'organismo umano, che viene utilizzata per la sintesi di alcune sostanze fondamentali per il benessere della matrice extracellulare della cartilagine articolare dette proteoglicani. Normalmente la glucosamina viene sintetizzata a partire dal glucosio. Nell' artrosi si verifica un difetto metabolico nella sintesi della glucosamina, che porta a una progressiva alterazione della cartilagine articolare con conseguenze fortemente negative sulla funzionalità delle articolazioni.

In questa situazione l'assunzione di glucosamina solfato per bocca supplisce alle carenze endogene della sostanza, stimola la biosintesi dei proteoglicani, svolge un' azione nutritiva nei confronti delle cartilagini articolari e favorisce la produzione di condroitinsolfato. Tutte queste azioni positive della glucosamina ostacolano il processo degenerativo delle cartilagini che sta alla base dell'artrosi.

La glucosamina solfato non ha effetti sul cuore e sui vasi sanguigni, sui polmoni, sul sistema nervoso sia centrale sia periferico.
Ha dimostrato invece una lieve attività antinfiammatoria nel ratto. In alcuni studi clinici rigorosi (randomizzati in doppio cieco) la glucosamina ha dimostrato di avere una azione anti-infiammatoria e antidolorifica superiore al placebo, anche se non sono ancora ben chiari i meccanismi che spiegano questo effetto. In questi studi la tollerabilità della glucosamina solfato, anche a dosi elevate, è stata ottima.

In seguito ad assunzione per via orale, la quantità di glucosamina che viene assorbita è all'incirca pari al 45% di quella ingerita; la sua eliminazione avviene principalmente con le urine. È stato dimostrato che l'assunzione per via orale di glucosamina solfato può avere effetti benefici per la cura dell'artrosi. La tossicità della glucosamina è molto bassa. Infatti studi fatti in animali da esperimento hanno dimostrato che anche dosi 20 volte superiori a quelle normalmente usate non causavano danni evidenti a questi animali. Anche la somministrazione di glucosamina solfato a dosi 10 volte superiori a quelle normali per 4 mesi consecutivi non ha provocato danni evidenti negli animali . Condroitin Solfato. Esso è la sostanza presente in maggior quantità all'interno delle cartilagini. Si può trovare in numerosi tessuti, tra cui tendini, ossa, dischi vertebrali, cornea e valvole cardiache.

La sua funzione fondamentale nella cartilagine è quella di formare i legami con le fibrille di collagene.
È stato dimostrato anche un effetto inibitorio nei confronti degli enzimi (collagenasi ed elastasi) presenti nel liquido sinoviale e responsabili della degradazione della cartilagine. Col passare degli anni la produzione di condroitin solfato da parte dei condrociti (le cellule della cartilagine) diminuisce, con la conseguenza di avere una cartilagine sempre più indebolita. Assumere, quindi, condroitin solfato nel caso di artrosi può aiutare ad incrementare la concentrazione di glicosaminoglicani nella cartilagine e limitare la sua eccessiva degradazione. Molti studi pubblicati recentemente riportano che, in seguito a somministrazione per via orale di condroitinsolfato, i pazienti che soffrono di artrosi hanno riscontrato una riduzione del dolore (leggera attività antinfiammatoria) e conseguentemente hanno ridotto il consumo di farmaci antinfiammatori e/o antidolorifici. La quantità assorbita in seguito all'assunzione via orale è stata calcolata essere circa il 20% del totale. Anche in questo caso non è stata dimostrata alcuna tossicità ne effetti collaterali.

Effetto sinergico.
Sia la glucosamina sia il condroitin solfato, considerati separatamente, non possiedono tutte le caratteristiche peculiari di un protettore della cartilagine articolare; ciò si verifica invece se si sommano i loro effetti grazie all'assunzione contemporanea di entrambe queste sostanze. Visto che la glucosamina stimola la produzione di nuova cartilagine e il condroitin solfato ne impedisce la degradazione, l'effetto risultante di una somministrazione combinata di queste due sostanze è il rallentamento del progredire dell'artrosi e quindi un evidente sollievo dai sintomi tipici di questa malattia, come dimostrato da numerosi studi clinici rigorosi effettuati in questi ultimi anni. La combinazione di glucosamina solfato e di condroitinsolfato non provoca alcun aumento degli effetti collaterali delle due sostanze prese singolarmente ed è ottimamente tollerata.

Attualmente negli Stati Uniti è in corso uno studio clinico gestito dal National Institute of Health (Istituto Nazionale per la Salute) che durerà tre anni e coinvolgerà più di 3000 persone colpite da artrosi, con lo scopo di confrontare l'effetto dell'associazione della glucosamina solfato e del condroitinsolfato con quello di alcuni farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS). Finora hanno completato lo studio 1258 pazienti, nei quali si è visto che l'efficacia dell'associazione glucosamina + condroitinsolfato aveva un'efficacia sul dolore da moderato a severo paragonabile a quella mostrata da un FANS utilizzato come confronto. Uno studio clinico ha mostrato che la glucosamina fino a un dosaggio giornaliero di 2000 mg e il condroitinsolfato fino a un dosaggio giornaliero di 1200 mg somministrati assieme non causano importanti effetti collaterali neppure per un uso prolungato, sottolineando quindi l'ottima tollerabilità di queste due sostanze nell'uomo anche quando date assieme e per lungo periodo.

Particolare attenzione è rivolta all'impiego di condroitinsolfato e glucosamina, che presi per via orale lavorano in sinergia per rallentare il progredire dell'artrosi e dei sintomi da essa provocati. La comodità d'impiego, il basso costo e la loro assoluta non-tossicità aprono le porte ad un approccio basato su sostanze naturali nella cura dell'artrosi, considerata una malattia quasi inarrestabile fino a pochi anni fa.


Boswellia per le infiammazioni croniche
L'oleoresina ricavata dalla pianta Boswellia serrata Roxb. (Bursaceae) e da altre specie di Boswellia era impiegata da secoli come medicina in India e in piccole aree dell'Africa.

La Boswellia era nota anche in Europa (Ippocrate, Galeno) dove ancora oggi ha un ruolo come antinfiammatorio per il trattamento delle malattie reumatiche croniche
(artrite reumatoide, morbo di Crohn, colite ulcerosa, asma bronchiale). Questa sostanza contiene più di 200 composti diversi, ma soprattutto numerosi triterpeni tetraciclici e pentaciclici, sostanze dotate di una evidente azione anti-infiammatoria; tra questi ultimi spiccano gli acidi boswellici, che sono considerati i responsabili dei suoi principali effetti farmacologici.

L'oleoresina di Boswellia serrata e i suoi estratti sono risultati attivi nei più comuni modelli animali di infiammazione come ad esempio il gonfiore e dolore della zampa causato dalla carragenina o dal destrano.


Il meccanismo d'azione degli acidi boswellici è diverso da quello degli antinfiammatori classici, che sono degli inibitori delle cicloossigenasi, gli enzimi che favoriscono lo svilupparsi dei fenomeni infiammatori. Infatti, studi ulteriori hanno dimostrato che il più evidente meccanismo d'azione di questi acidi è l'inibizione dell'enzima 5-lipossigenasi (anch'esso coinvolto nei fenomeni infiammatori) e che è possibile che questo meccanismo coinvolga anche altre sostanze stimolanti l'infiammazione presenti nel sangue; non sono neppure esclusi interferenze degli acidi boswellici con l'attività dell'enzima elastasi (che attacca e danneggia il tessuto connettivo elastico delle articolazioni) ed effetti sui radicali liberi di ossigeno. Allo stato attuale, sono disponibili i risultati di alcuni studi clinici, i quali suggeriscono che l'estratto di Boswellia contenente il 65% di acidi boswellici sia efficace e molto ben tollerato nella cura di varie malattie reumatiche.


FITOTERAPIA E FIBROMIALGIA



Per chi ama la medicina naturale ed in particolare le erbe medicinali, è stato proposto il seguente infuso che sembra essere efficace su alcune delle manifestazione della FM, e quindi può risultare utile come supporto ad altre terapie:


- Panax quinquefolium 2 parti
- Astragalus mongolicus 2 parti
- Angelica sinensis (Dong quai) 2 parti
- Ginko biloba 1 parte
- Cimicifuga racemosa (Black cohosh) 1 parte
- Passiflora incarnata (Passion flower)1/2 parte
- Betonica officinalis (Wood betony) 1/2 parte
- Matricaria chamomila (Chamomile) 1/2 parte
- Zizyphus sativa (Jujube red dates) 1/2 parte




Questa tisana agisce come tonico contro la stanchezza cronica, l'ansia, la cefalea, i disturbi del sonno e ripristina il flusso sanguigno alle estremità. È consigliabile assumerla due volte al giorno lontano dai pasti alla dose di un cucchiaino da tè. Poiché alcuni componenti sono difficili da reperire in Italia (tale formulazione è tratta da un testo americano) è possibile sostituirli con componenti dalle caratteristiche simili.



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Le informazioni sui principi attivi dei singoli componenti dei prodotti e sui prodotti stessi, desunte tutte da un'ampia sitografia presente in rete, e dai siti delle ditte fornitrici, non intendono trattare, curare alcuna malattia o patologia. Queste potrebbero, inoltre, riportare errori e/o omissioni. Pertanto ogni utilizzo improprio è a proprio rischio e pericolo. Si ricorda, altresì, che gli integratori alimentari non sono prodotti curativi e pertanto non possono vantare alcuna proprietà terapeutica. Le indicazioni, presenti sul sito, fanno riferimento all'impiego per il sostegno dell'organismo in periodi particolarmente difficili.


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